irreversibilità, identità, libertà

1 Dicembre 2013 Lascia il tuo commento

domenica 01 dicembre 2013

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“ASPETTI DEL PENSIERO UMANO”
©claudiobadii

Il vuoto impercettibile dell’aria tra la tua e la mia pelle è quanto ci lega. Misuro con lo sguardo la distanza tra i tuoi occhi. Misuro. Approssimativamente. Perché gli estremi mi sfuggono. I limiti delle cose dovrebbero sovrapporsi ai segmenti segnati sugli strumenti di verifica. Io li avvicino, allora, secondo il metodo basilare scientificamente necessario. Tendo un nastro flessibile sulla curva della tua fronte. Come scintille dalle estremità in contatto fuggono dalle mani cifre decimali. Centimetri. Millimetri. Frazioni di millimetro. Acqua, sembrano. Sono di amore liquido le misurazioni della città delle scienze esatte. Rinuncio, poiché il metodo è bellissimo, ma tu di più. È che, a questo punto dell’indagine medica sulla natura costitutiva del pensiero e sulla malattia del pensiero, la psicologia sembra coincidere con l’ontologia: ed è un po’ così poiché un vero pensiero medico sulla sanità mentale non c’è mai stato. Tutti confondono il pensiero con la filosofia. Però la filosofia ha il metodo della metafisica, e le relazioni del sillogismo o della dialettica, e l’opposizione dei contrari: cose che la biologia alle propaggini dei suoi costituenti primi pare eludere. E la psicologia, d’altra parte, non ha che il metodo dell’interpretazione del pensiero, una affrettata illusoria teoria della comprensione del pensiero una volta che gli si attribuisca la funzione provvidenziale di essere ‘là’ per generare una certa ‘metafisica della storia’. Finanche della storia del singolo. E vai che arriva l’interprete, provvidenziale pure lui, una sartina per rammendi dell’ultima ora.

Il fatto è che le misure non funzionano nella valutazione del legame tra fisico e psichico. Un pensiero, una volta nato, non torna più indietro. Non ha una casa in una struttura stabile, in ben circoscritti nidi cellulari. Da quei ventri spazio-temporali della massa cerebrale, dai quali si erano generate decisioni preferenze e giudizi, momento per momento nascono ancora idee e attività per il servizio di vigilanza e sogno quotidiani. L’irreversibilità della generazione fa parlare di una ‘realtà non materiale’ della vita psichica. Se stimolassimo ognuna delle aree responsabili delle raffigurazioni di cose e idee specifiche, non otterremmo più quelle precise cose e idee. Il soggetto fonda la certezza di sé sulla propria irripetibilità. Grazie a questo potente dato identitario possiamo misurare ‘a braccia’ la rotta, approssimandoci solamente, alla linea della verità definitiva. Sempre le estremità ci sfuggono dalle mani con le dita affusolate di lei che si era sciolta dall’abbraccio. I confini delle coste, percorse insieme negli anni luce trascorsi nel tempo fino a qui, dovrebbero sovrapporsi ai confini delle coste segnati nella nostra valutazione della loro geografia. Ma così non è. Come fossimo strumenti di verifica l’una per l’altro, ci avviciniamo, seguendo, nella vita amorosa, il metodo basilare della scienza.

Sovrappongo le mie mani flessibili alla curva della tua fronte. Come scintille, a contatto con la tua pelle, si sprigionano dalle mie mani cifre decimali di centimetri, millimetri e frazioni di frazioni di millimetro. E in quel fluido di particelle di fuoco so di aver fallito l’assoluta corrispondenza. Di aver mancato la conclusione. Nel ‘non morire’ -caratteristico dei semidei e della vitalità della attività biologica del pensiero- riposa la settima proposizione del trattato logico filosofico di W. “Ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.” Penso da tempo che la scoperta della “vitalità” da parte di M.Fagioli può consentire alla ricerca medico filosofica di riprendere. La filosofia dovrà dare voce al silenzio seguito alla settima proposizione e tornare indietro, fino ai presocratici. La medicina potrà andare irrimediabilmente innanzi, fornire assicurazioni che l’idea etica e filosofica della libertà di pensiero e ricerca della verità è garantita da una fisiologica sanità della vita mentale.

La libertà ha fondamento nella mancata corrispondenza bi-univoca tra nidi anatomico-funzionali e rappresentazioni mentali. Nella biologia cerebrale c’è una complessità che sembra escludere la possibilità di una coerenza deterministica dei procedimenti logici e dunque la loro riproducibilità sperimentale. Il pensiero della vita umana è protetto in un sistema chiuso. La vitalità dovrebbe indicarci come l’attività cerebrale possa trarre energia, per funzionare biologicamente, da un esterno comportandosi come un sistema aperto, e poi, al contrario, come possa sfuggire del tutto a qualsiasi azione della propria ‘causa’ sui processi di indirizzamento spontaneo e libero del pensiero.

L’amore – insomma qualcosa di pertinente ad esso – è la chiave costantemente variabile di un apparato crittografico, i cui elementi sono i singoli neuroni, le loro relazioni anatomiche e il rimodellamento sia delle cellule che del numero e la distribuzione delle sinapsi.

Scorro le dita sui tuoi capelli. Tu ti volti appena sorridendo riposata. Non saprò mai stabilire (misurare scientificamente) chi sia, in questo momento, più felice tra noi. Si capisce come, in circostanze di questo genere, il pensiero sia il processo coerente ed irreversibile di corrispondenza tra idee mute caratteristiche della permanenza della funzione preverbale e la piena coscienza della propria gioia che si dice con parole.


a natomia cerebrale
l’ostetricia

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