Incerta meraviglia della Teoria della Nascita Umana

2 Ottobre 2013 Lascia il tuo commento

sabato, 2 novembre 2013

 

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Per quanto faccia uno non arriva alla quiete di pensarsi non più discutibile. E se non si è definitivamente indiscutibili la felicità non ci appartiene eternamente e non è una ‘condizione’ e invece è solo un evento critico. Le mani della ragazza affondavano nella matassa di zucchero filato cioè nelle fibre temporali composte di gioia e di durate la prima volta che fummo tutti insieme al parco della capitale delle navi. C’erano migliaia di navi bianche insonni. Là ho assistito commosso alla benedizione del padre e della madre che il figlio compie con il rito delle mani affondate nel mare di lacrime dei loro capelli. Da quella volta posso capire il fenomeno della partenza di chi è un genio e trascura un po’ tutti senza determinare i danni tipici dell’assenza. Leggo solo oggi i capolavori che dovevano formarmi giovane verso la mia imprevista maturità. Dico la verità, lo faccio sorridendo e con una certa sufficienza, con un soffio di malcontento: e non mi pento del ritardo dato che non vedo come avrei potuto capirli allora, cioè nel tempo nel quale i romanzi di formazione si dice debbano essere letti, dato che, in sostanza, gli autori di quelle opere letterarie e filosofiche sono stati essi stessi superati dalle loro intuizioni. Almeno questo mi pare di poter affermare, secondo l’imponente impianto critico cui sono stati dati poi dopo in affidamento. Del resto il massimo che ho capito, l’origine materiale della vita mentale, lo devo soprattutto a qualcosa che ‘ho avuto’ in natura. Mai concordato con l’idea di una trascendenza e senza fatica penso che è facile cedere alla ipotesi trascendente della vita perché altrimenti la vita si rivela tutta indispensabile a comprendere non la vita stessa ma solo ciò che ad essa è collaterale. Oltre questi ragionevoli mediocri e comprensibili confini della mia limitatezza intellettuale sta un’opera geniale che esercita una azione di sortita e di invasione quando viene eseguita alla lettura e alla fine recepita. Con quelli coi quali divido la mia parte di tempo non se ne cava di più che un brivido sapiente quando un bacio diventa domenica. Dopo i baci ricomincia – come un lavoro che s’è trovato – un aggirarsi inquieto attorno a tutt’altro di quel che si prevedeva. Dunque solo ora leggo quanto ‘doveva’ essere per la mia formazione e non è stato così che la formazione si è espletata per altre vie, è andata da questa parte mi ha spinto qua. Ora mi ‘concedo’ – neanche fossi un’educanda male educata – alla pedagogia letteraria perché, comunque, una formazione che si è esercitata e compiuta, mi permette di farlo. Vinco la superbia proprio adesso che essa avrebbe ragioni per non essere valutata in sé la superbia che dico. Non riesco a vincere però la coerenza d’essere infelice di fronte alla anaffettività del qualunquismo e della stupidità. Vivo e ribadisco le ragioni delle scelte impulsive che hanno assunto il carattere di eventi di una formazione di autodidatta. Poi mi dico che la Teoria della Nascita Umana(*) inonda di foglie d’erba la luminosità. Disegno gocce di pioggia. Una pioggia di traverso. Parlo per figure seppure le figure non corrispondano all’immaginazione. Non ci sarà la dialettica verbale ma solo un corridoio d’artista con capolavori contrapposti. Quadri. Sculture. Un corpo a corpo di lotta greco/romana e sudore, fiumi di sudore. Imploravo una comprensione. Imploravo una comprensione. Adesso è solo superbia. Una mesta superbia. E l’amore è nella mestizia. Una buccia di limone sul piatto di ceramica bianca. Mi dicono non capisco quello che scrivi. Io rispondo che tuttavia io veramente scrivo. Che forse non è scrittura l’altra cui si accenna parlando di libri e romanzi e saggi. Quella è al massimo – che è poco – descrizione dei pensieri. Ma immaginiamo che il pensiero diventi segno scritto e in quel caso forse quel segno non corrisponde più ad una figura. È l’idea che è entrata in gioco all’alba e ancora è in atto contro qualsiasi interpretazione conclusiva. Ad essere così non si finisce più di affermare l’incerta meraviglia che risiede nella formazione dei suoni in conseguenza e in relazione agli affetti suscitati dalle domande.

Note: (*) M.Fagioli “Istinto di Morte e Conoscenza”.


le grida dei ciechi
la distanza tra Roma e Algeri

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