“In una vita che valga la pena si muore per amore non per caso…” dice.

1 Settembre 2022 Lascia il tuo commento

La conobbi che piegava il ferro sulla pietra: che rimanessero insieme. Non le importava quanto tempo era necessario. L’azione doveva esprimere tensione eleganza calore precisione e potere.

 

Io vedevo con quale distratta disposizione faceva le sue opere quasi fossero realizzazioni casuali. Mi confermò che era vero. Che aveva sempre pensato d’essere semplicemente fortunata ad aver ricevuto un dono massimamente prezioso.

 

Io pretesi di essere comprensibile nel dirle che il regalo della creatività non bastava. Che potevano distruggergliela e farla ammalare. Che doveva scoprire se possedeva il genio che, solo, ci aiuta a liberarci dalla fortuna e a sopravanzare di molte lunghezze la gratitudine. 

 

Con caparbietà, negli anni passati da allora, ha acquisito la maestrìa di morire rimanendo invincibile. Ha perso il disincanto nei confronti della sua capacità che, altrimenti, le sarebbe stata fatale.

 

Ora sorride dissanguata dalla stanchezza della difesa di sé ma rinsanguata dall’orgoglio per aver costretto, con la volontà di un eroe, le pietre e il ferro in forme scandalose di legame.

 

Lontana da sguardi indiscreti ha lavorato molti giorni fino a che si sono determinate le attuali circostanze adatte a ‘finire’.

 

“In una vita che valga la pena si muore per amore non per caso…” dice.


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non è ‘amore’(*)
impotenza estetica del perbenismo

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