in occasione di noi due

20 Maggio 2020 Lascia il tuo commento

Amarti come apprestandomi a una sinfonia. Ecco che mi avvio sul palco dell’auditorium con il mio bel vestito da cerimonia tessuto settant’anni fa e tenuto per tutti questi anni ben custodito dietro l’anta di rovere dell’armadio grande poi al fine tolto due giorni fa per essere carezzato e spolverato. Nell’occasione di noi due. Del concerto.

Era ieri che, esaurita l’operazione per rinvigorire la trama della tessitura, aspirando a pieni polmoni quel suo sentóre di roccia e legno antico, l’ho stirato.

Pensando te.

Stamattina, alle sei: bagno di luce. A quell’ora, infatti, il sole piena la sala. L’ho deposto, come un tipo indocile, molle, indolente e passivo, schiena contro schiena sul divano nero.

Quella antica stoffa era viva. Quel capo di sartoria, nella mia idea, con quei difetti di carattere, era l’unico testimone di pregio cui volevo affidare lo stile necessario a rispecchiare, una volta in teatro, le linee alla base del nostro legame.

Di conseguenza, e coerentemente alla mia decisione, due ore fa, dopo che l’abito era rimasto immobile, vinto e addolcito dalla luce, l’ho cosparso di essenza.

Due ore esatte, né più né meno, sono necessarie perché gli ormoni dalle piante profumiere, fusi negli alambicchi ad alcooli e grassi di balena, si possano irreversibilmente fissare, con i loro misteriosi aghi molecolari, alle fibre ritorte del tessuto.

Indossarlo nel retropalco è stato un gesto voluttuoso con cui ho avvolto il mio scheletro legnoso con foglie di cotone e filamenti di seta di cui il tessuto si compone e si fregia.

Le mani del sarto mi stavano ancora addosso pochi istanti fa per addolcire le pieghe del mio corpo, per disporlo, stupido e ottuso di malagrazia, a conformare le sue ahimè evidenti disarmonie, a quella perfezione.

E consapevole dei miei difetti, spigoloso però tutto nuovo di allegria, sono venuto da te. Puntuale almeno. E elegante d’amore.

Ora, con questi pensieri in mente, sto andando al pianoforte. Al centro focale di una ‘visione’ dove la delicatezza di un tessuto e un profumo e certi miei pensieri mi si riveleranno indicibili in quanto inauditi(*).

Si può dedicare la ricerca di una vita a seguire le tracce di una indicibile umanità.

Si potrà dunque insistere per decifrare lo spessore di qualsiasi sentimento umano che, per la sua genesi dalla storia dei rapporti, irrimediabilmente resta avvolto nella trama del tempo. 

Si tenterà di alludere farneticando di aromi, archeologie, dissotterramenti, farine di pietra, calchi di mani.

Io sto solo riuscendo a compromettermi dubitando forte che

“…forse è vero solo per me che tutto si muove, se, pur immobile, lei, solo respira! ”

Ma forse tutto è legittimo. Forse nell’amore è come nelle ardue scoperte. Forse quello che tutti possono mettere in dubbio di noi, talvolta, è l’unica certezza che abbiamo, quell’essere per essere-in-relazione, che è quello che siamo: quasi come se per essere, in certe circostanze, dovessimo spingerci fino ad essere contro tutti.

(*): unheard


tu che mi difendi da troppo sole improvviso(*)
burrasca di chimere

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