il sogno piu bello che abbia mai ascoltato

10 Febbraio 2019 Lascia il tuo commento

Orme di una natura mobile. Impronte decise di chi non sta cercando niente. La motivazione intransigente ha un origine ma non un fine. 

Marta Agerich nei suoi 75 anni esegue il Concerto numero uno in mi bemolle maggiore di Listz alla Royal Albert Hall sotto la direzione di Daniel Barenboim con la West-Eastern Divan Orchestra.

La massa dei suoi capelli annebbia la riflessione. Incatena gli occhi a milioni di fili grigi ribelli. Non si sa esattamente cosa sia ascoltare, in questi casi. 

Orme sulla sabbia. Dita femminili su tasti lunari. Una cometa di capelli. L’avorio che bagna pubblico e concertisti.  

Il sogno più bello che abbia mai ascoltato riguarda la teoria unificante tra mente e movimento. Tra materia e pensieri. 

Dice pochi secondi di vita di una persona isolata al limitare di una foresta. Mani operose in odore di santità eseguono i gesti necessari alla rivoluzione della sopravvivenza.

Peccato quell’isolamento nel verde. La donna sogna di perdere la vista fisica in cambio dell’arte del volo. Scambi plausibili anche a queste latitudini un tempo. Restati in mente.

Le propongo di osservare le dita di Marta Argerich ai suoi settantacinque anni volare nel cielo d’avorio della tastiera. Di naufragare nella massa di quei capelli grigi ribelli. 

Il sogno più bello che ho ascoltato in tutta la mia vita di psichiatra fino ad oggi ha in sé la soluzione della propria libertà.

Identità e identità sessuale si sono unite per un attimo poi si sono subito separate. Ha lasciato che mi posassi su di lei. Poi ha ripreso il volo.

La linea di separazione -neanche più un segmento euclideo- ha acquisito nel racconto  la natura tangibile dell’aria mossa dalle ali di un colibrì domestico.

Raccontava e poi il discorso ha mosso le ali e la sua voce mi teneva vicino ma senza nessun  desiderio di contatto fisico. La bellezza rifiuta i guadagni del proprio vantaggio.


da questa parte della notte
mai per l’ultima volta

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