il silenzio colpevole sulla generazione del buio

12 Aprile 2020 Lascia il tuo commento

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aiutare un uomo”

(collezione privata)


Tutta questa paura di morire è giustificata se diventerà l’imperativo a sapere, da oggi in poi, con chi vorremo arrivare alla fine e quale forma di avveramento vorremo scegliere per l’intera faccenda dei commiati. Non più morire per distrazione omicida di un Sistema di delinquente imprevidenza. Mai più morire di dolore ebete e stupito per la nostra trascuratezza in proposito alle nostre convinzioni cliniche etiche e sentimentali. Non abbiamo scelto noi quello che oggi accade. Certo. Ma quante volte non abbiamo scelto e potevamo? È quanto venne definito il ‘non posso come situazione di conflitto’ che è cioè il ‘non me lo sento consentito’(*).

Ci cambierà lo spavento della morte fisica? Forse. È certo che ora abbiamo una attenuante morale per essere poi definitivamente più onesti. Se non dovessimo coglierla però, potremo poi solo misurare quanto grande sia il nostro delirante terrore di un dio spietato che ci impone separazioni e isolamento con la minaccia di un virus peggiore di questo. L’anaffettività nostra e altrui. Il generatore del buio(**) che fa notte nelle nostre case trasparenti mentre fuori splende il sole.

Auguri nella luce del mezzogiorno per questo ulteriore ‘passaggio’.

(*): si veda in proposito l’intera Opera di Massimo Fagioli: tempo c’è n’è.. 

(**): devo ringraziare D.F. per avermi concesso di elaborare un sogno inatteso, nelle cui figure stava celata l’immagine che il buio si genera. Come sempre le idee sommamente chiarificatrici nascono nei rapporti d’amore. Che perde ogni carica sentimentale e acquisisce sfrontatezza sapiente.  

 


Alle 16,15 del 16/4/2020
propensione alla trasparenza

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