il sigillo dell’imperatore

25 Novembre 2019 Lascia il tuo commento

Il pensiero di te, condizione iniziale densa dell’esperienza del vivere quotidiano, si distende lineare da adesso a stanotte secondo un’onda più o meno saliente di sussulti o cardiopalmi che ricadono in una corrente incosciente di palpitanti dimenticanze.

Ma solo la meccanica motoria della pronuncia del tuo nome mi scordo. Tu resti.

Vivere lungo la linea d’onda è ricorrere di circoli che la coscienza disegna per accerchiare la necessità di versare la somma centesimale della brioche e del latte macchiato, e calcolare la differenza del resto.

Il resto è quel che resta del giorno: misura esatta delle condizioni di vita che si generano a proposito di un dato inizio.

Un amore che ci accade fa della nostra esistenza il possedimento residuale dopo una conquista. Un orizzonte generato per caduta di muraglie.

Allora un bar devo sceglierlo con estrema cura. Perché mi porto te nelle tasche morbide del soprabito e non devo sciuparti. E devi bastarmi ore ed ore. E ti devo deporre nei toni dei colori alla parete, negli aromi in aria. Nel mare di capelli lindi della ragazza del bancone.

Devo scegliere di restarti insieme nell’esperienza di piccole essenziali successive ‘passioni’. Scorrendo le opere allineate nei corridoi e nelle piazze di una galleria di piccoli capolavori che illustrano i modi di legame

Se scrivo resti viva nei movimenti della mano e degli occhi che verificano la corrispondenza tra l’idea d’amore e i segni calligrafici. 

Nel sogno scendevano chicchi di neve sulla cordigliera a comporre il sigillo imperiale che mi autorizza ad un ulteriore vertiginoso ‘domani’.

La condizione iniziale diventa dunque ceralacca rossa che prima apre il giorno e poi schiude le porte del mondo che viene.


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l’eterno di specie che l’amore annuncia

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