il pensiero razionale

30 Settembre 2011 Lascia il tuo commento

il pensiero razionale

Il difetto del pensiero razionale, che è pensiero che esclude la fantasia, è di cercare l’errore del pensiero nelle narrazioni della storia. Nelle metafore del linguaggio che evita lo scontro con la realtà umana.

La difficoltà di fare medicina e chirurgia nel tessuto complesso del linguaggio è infatti la difficoltà specifica della cura di una assenza di conoscenza per cui si confonde una cosa con l’altra tollerando che suoni differenti comprendano la medesima immagine.

Invece: i movimenti delle figure del pensiero devono trovare l’attività di respirazione e fonazione specificamente necessarie a realizzare l’ espressione verbale di quei pensieri. Tale legame di corrispondenza deve restare.

Le sciagure storiche non spiegano il difetto del pensiero. La narrazione è ateorica. La clinica di una malattia ha come contrappunto una specifica realtà di opposizione affettuosa. Esattamente è che non ci sono metafore nella prassi d’amore.

L’odio dell’invidia è realtà umana di pensiero razionale. Non c’è idea di ricerca nella attribuzione di colpa giuridica al posto delle cause. C’é un legame irrazionale -non perseguibile- tra l’odio dell’omicidio e il sorriso di trionfale cinismo sul volto dell’eroe morente.

La scienza che disse che “il contenuto dell’invidia è l’odio” si legava immediatamente all’altra scoperta che permise il suono della frase: “l’invidia è negazione”. Poi specificò: ” l’ incurabilità della malattia è nella negazione della negazione medesima”.

La cultura non chiarisce la confusione -incomprensibile all’analisi della storia dei popoli-  tra spirituale e non materiale. In prassi articolate oltre ogni dire si realizza un primo momento di rifiuto che si sviluppa in una tensione di opposizione.

Si è detto: “C’è la realtà materiale delle cose e dei corpi e la realtà non materiale del pensiero: poi c’é la pulsione. Essa è esclusiva e specifica azione del pensiero quando esso non riesce più a definire lo spirituale come irrealtà.”

Ci si chiede in muto stupore se potrà formarsi una differente idea di cultura basata su una critica possibile dell’idea prevalente che una parte del pensiero sia posta dentro l’uomo dal Non Umano Esterno di una divinità.

 

 

 


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