il figlio ritornato dalla guerra

16 Maggio 2020 1 Commento

Sul mercato dell’amore tu ed io abbiamo un valore. Metti insieme pregi e difetti e resteremo parecchio a lungo sul banco dei preziosi.

Io un fantasma protetto

-dall’ombra che mi traversa gli occhi perché sempre temo sia troppo tardi o presto e

-dalla maschera elegante della morte nera che mi impedisce i baci.

Tu

-ridere di tutto e serietà

-fulminee voglie di bellezza e manuali d’estetica incorruttibile

-nervosa d’esserti trovata tra un po’ di me e il tutto che ti serve

-sfrontata e elusiva di chi vuol’essere e prendere e non dipendere 

Tu (tutta mani libere) ed io (una torcia al petrolio) a stare insieme s’è dovuto imparare.

Sono stati passi e paura di una perdita. Laghi brevi di buio. Patimenti fugaci. Sigarette al davanzale. Farmacie al telefono. E mani. E resistere al sole.

Stare insieme sono diventati giorni tornati come tornano i figli scampati alla guerra. Che sono in tutto e per tutto regali, companatico e angeli del signore. E comunque sai che sono lì apposta per raccontare le spiagge di miracoli e rinascite. 

Com’è, come non è… sta di fatto che un amore che funziona è questo tipo di persona  fortunata. È un figlio (o una figlia) protetto dalla buona sorte che, appena varcata la soglia di casa ti siede di fronte senza convenevoli però ha gli occhi contenti d’essere là.

La sa lunga perché viene da lontano. E a lungo tace e guarda intorno ogni angolo della casa. Scuote il capo quando sente che è venuto il momento di raccontare. Allora raddrizza la schiena, stira le braccia, appoggia le sue belle mani sulle ginocchia. Da ultimo si china verso di te e comincia:

“Sempre ti ho avuto in cuore. L’amore toglie il sonno. Non i sogni.” dice.

E tu pensi che sarebbe bello che non si fermasse mai più. Ma non lo chiedi. Non si ha mai la prepotenza di volerlo, l’amore. Fa vergogna. 


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