il dopo è già adesso

5 Aprile 2020 1 Commento

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l’amore, adesso

(collezione privata)

Amore, ti racconto un po’ di ieri.

Uno mi dice che ha sognato che alla sorella della sua ragazza, mentre dormiva, il padre aveva mangiato una mano.

Terribile, dirai tu. Certo. Ma i sogni sono idee, pensieri da decifrare e l’estetica non deve sempre da sola scandalizzarci.

Mentre raccontava, lui, a me è venuto in mente che sul palmo della mano si appoggia il viso per guardare in aria trasognati e felici di una bellezza percepita, dell‘amore verso ‘oggetti lunari’ … della luna medesima, certe notti. E poi ho pensato alla mano che accarezza e crea. E poi alla mano nelle piazze alzata a pugno. Ho pensato che adesso è sempre e già e ancora .. cinquant’anni fa.

“Non è che un inizio, continueremo la lotta”.

Allora ho sentito un brivido di commozione: come se in quella immagine ci fosse tutta la paura di tutti gli esseri umani di una lesione che si sta già determinando in noi.

Quel cannibalismo tragico e stralunato del sogno è un urlo perché stiamo cominciando a capire che il rischio non è evitato. Che lo stiamo correndo seppure al sicuro dalla malattia virale.

Forse il ‘sonno della sorella della nostra ragazza’ (che è l’innamorata inattesa sorellanza riposta in ciascuno di noi, donne e uomini, non più cioè una stantìa fratellanza) potrebbe essere il sonno dell’isolamento forzato che ci distrae dall’altro.

Forse la distanza cui siamo costretti agisce nell’inconscio facendoci temere che proprio il ‘padre’, l’autorità che deve difendere la nostra vita fisica, potrebbe procrastinare così tanto la notte da non accorgersi che stiamo sentendo svanire funzioni psichiche essenziali alla vita come l’aria. 

Che libertà sarà con la mano amputata? Che risveglio? C’è un pensiero profondo degli esseri umani che non si interrompe mai, nel quale si stanno già generando le forme ideative alla base di nuove affezioni che inevitabilmente, ‘dopo’, compariranno.

Sentiamo, ma non ne abbiamo le prove, che stiamo perdendo una parte fondamentale di noi. Sentiamo corrompersi una integrità.

Impariamo cose nuovissime. Che non era scontato niente. Non era scontato che le risposte che ci eravamo dati fossero risposte. E ora appaiono con evidenza espedienti per mantenere un potere illusorio.

Molti dichiariamo apertamente ignoranze incertezze dolori bellezze repulsioni e aspirazioni. Non è sbagliato. È per essere contemporanei ad un presente doloroso ma sapiente. Senza di che già adesso sarebbe troppo tardi per il famigerato dopo di cui si parla.

Che lo avremo salvato a fare, tutto quel mondo fuori dalla finestra: disabitato silenzioso profumato e indicibilmente bellissimo, se non per commuoverci ancora?

Sappiamo commuoverci di niente? Di questo risuonante vuoto, di questo voluminoso patire, di questo niente dolorosissimo da riempire di nuovo?

Amore mio: questo fuori così incredibilmente vuoto merita di essere compianto come a volte io ho avuto compassione di me e della mia povertà davanti alla bellezza del tuo corpo adagiato nella potenza della femminilità che tanto amo. 

E ora la domanda che mi faccio, da solo, è: chi eleggeremo a fondamento del nostro cielo e a pilastro del nostro vivere per vivere quella vita che avremo a così duro prezzo conservata?

Ricordi? Pronunciavamo la parola vivere come se vivere fosse vedere le nostre vite ‘da fuori’. Ora guardiamo fuori e la nostra vita è rinserrata in noi. Qual’e il mistero per far si che questi due regni tornino a parlarsi?

Forse è vero che il fuori di un essere umano non è altro che l’intima realtà dell’Altro. 


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il senso del tragico nella bellezza che viene
magie inopportune

1 commento

  • Gm says:

    Ancora una volta navighiamo gli oceani tutti assieme, ognuno da solo.
    C’è terra oltre l’orizzonte.
    Ci sostiene l’essenziale.
    Forse, finalmente liberi, ci riconosceremo in una nuova inattesa umanità.

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