i formidabili giubbotti di pelle dei piloti dei caccia bombardieri

9 Giugno 2020 Lascia il tuo commento

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le ali del bombardiere

(collezione privata)

I giubbotti di pelle dei piloti sono sempre stati i più comodi. Delicati. Protettivi. Avvolgono grotte toraciche al carbonio, dove rombano cuori che dominano motori miracolosi e bombe di velluto in abiti di vernice grigio-cielo che si riassumono in mimesi malefiche.

I piloti hanno giubbotti teneri, che cadono loro addosso come la grazia divina, che li rende capaci di volare più veloci delle loro voci, quando gridano, come sparvieri, la gioia rapace per la polverizzazione dell’obiettivo.

I piloti, nei loro giubbotti di pelle, mostrano, evidente, la voluttà con la quale il genere umano, dis-umanizzato, realizza la ‘fattura’ di sortilegi senza vie d’uscita. Ordigni di ingegnosa viltà.

Eppure, a guardare da qui, i giubbotti dei piloti avvolgono cuori intrepidi, e sostengono sorrisi incapaci di nuocere: sorrisi rivolti all’infanzia, sorrisi a guardia di ogni casuale passione. Essi sono pastori di greggi nuvolose, fratelli maggiori di neonati briganti.

Allora c’è qualcosa che è accaduto, dentro di loro: nella mente di quei pregiati esemplari di bellezza rara, di lievità sorridente, di beffarda quiete. Qualcosa li ha inebriati. Forse una qualche forma di superiorità motrice li ha presi nell’alta aria che frequentano: e li spinge su, insieme alle rondini, che sono le crome e semicrome di tutte le melodie sacre.

Stabat. Mater. E così i piloti, come nere struggenti note, sono spinti su, dall’impulso potente dei soprani all’opera.

E alla fine, però, l’ultima, acutissima nota, ricade non più sostenuta dall’impeto lirico e la bomba precipita e non fallisce il bersaglio e il silenzio, improvviso, ci confonde. Come è possibile? Tutta questa polvere di tempo ai nostri piedi. Inaspettata. Ingombrante.

“Come è possibile?”: il coro muto che siamo si innalza trasparente, senza suono.

I nostri occhi al cielo sono l’espressione iconica dell’attuale sottoproletariato, del nostro presente che ignora i moventi del degrado. La civiltà bombardata da bellezze  tragiche. Il disagio dell’incomprensione fissato negli intonaci dello stupore.

Quegli esseri umani angelici diventati assassini coperti di tenera pelle bruna. Quei fratelli maggiori che si sono perduti e ci risultano oramai imperdonabili.

Tu ed io fummo sorpresi, nello stesso modo, che l’eleganza del nostro amore, che ci faceva diversi da tutti, potesse essere considerata da noi stessi un danno. La gioia deviata in terrore.

Allora il giubbotto di pelle bruna e docile mi regalasti. E io, dalla mia parte, una giacca di pelle nera opaca, che come grazia del signore ti coprisse, ti portai.

Ci restituimmo, così, uno all’altra. Era divenuto improvvisamente indispensabile: perché c’era stato un momento di terrore, quando scoprimmo che la bellezza era stata bombardata dalla colpa. Che eravamo stati noi. 


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“... non giurare che non m’avevi messo gli occhi ‘addosso’...!”

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