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24 Aprile 2020 1 Commento

Affidare l’amore alle parole. Questo ci tocca fare. E anche la vita. L’esperienza quotidiana. E i progetti, anche. Dire la malinconia che non ci sembra di sapere bene la forma dei giorni futuri, con tutte quelle limitazioni che determineranno espansioni dello spazio attorno a ciascuno. Come vive un corpo in uno spazio obbligatoriamente aumentato intorno? È tutto diverso? È un trauma spaziale? Un denudamento? Saremo più visibili, più aerei?

Immagino che avremo più bisogni perché avremo più mancanze. Credo che saremo pieni di mancanze. Pieni di nostalgie. Ti amo ti amo ti amo diremo ripetutamente in quei muri vuoti di spazio da rispettare? O disperatamente avvertiremo che non serve più, semplicemente dirlo, e smetteremo di chiamare? Come si esprimeranno i gesti di simpatia dei corpi? Una volta che saranno impediti i movimenti antichissimi, le posture di prossimità tra esseri umani? Che servirà per consolarci d’essere come saremo costretti ad essere?

Chiedo se non siano proprio gli amanti allontanati gli specialisti del progetto. Quelli che sanno le conseguenze cardiache e cerebrali delle misure di contenimento poiché il destino aveva creato per loro legami prioritari e non convenzionali e conoscono che proprio nei campi seminati di insufficienze normative dovremo costruire le architetture del nuovo vivere.

Le parole spazio comune, intimità, incontro, relazione, cambieranno con il cambiare forma e distanza tra tavoli, seggiole, panchine, muri. La distribuzione dei corpi nelle piazze dominerà la disseminazione delle parole sulle pagine, l’opportuna composizione degli oggetti d’arte.

In questo mondo di diversa bellezza l’amore non sarà più un’eccezione da sognatori ma riproporrà una più schietta morale degli affetti e dovrà più che mai entrare in lotta con l’opportunità giudiziosa della salvezza dei corpi fisici e delle convenienze. 

Forse un amore più onesto fornirà alla biologia dei corpi una più salda immunità. Per opporsi con più coerenti relazioni alle prossime pandemie.


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portami via che mi sento di morire
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