grazie..NO !

15 Gennaio 2014 Lascia il tuo commento

In un commento all’articolo “Irlanda, nessi strani” viene proposto l’ascolto dell’Inglese ‘superiore’ dell’Ulisse di Joyce. Non ci sarà bisogno. La difficoltà estrema propone di prospettarci, nel confronto con Joyce, un nuovo (?) analfabetismo? Solo chi saprà fare la regressione potrebbe avere qualche possibilità di evitare la rabbia e la paura e dunque, accidenti che bella proposta. MA…. Joyce da tempo imperversa nelle menti e nelle sale della cultura che annulla la scoperta scientifica della vitalità. Qui, penso per me e gli altri pochissimi che leggono ancora le pagine dei quaderni, viene proposto quanto si sa che sarà possibile, nel tempo. Ma anche che il tempo che porta fino là non è ora di tutti seppure si possa ‘pensare’ che di certo, in linea di principio, è per tutti. Allora la prima cosa che ho pensato è stata “Diciamo comunque educatamente grazie nonostante le perplessità”. Ho avuto l’istinto di morte della vanità di fronte alla potenza del riconoscimento, al nesso che avvicina il dire del blog -la frammentazione del linguaggio che per essere espressivo rinuncia la narrazione- al flusso di coscienza della genialità in una delle massime composizioni letterarie di tutti i tempi. Ma la scienza delle parole dello psichiatra non deve mai arrivare a proporre l’arte pura, il puro del bello in sé. Ciò che compete all’Ulisse nell’opera letteraria è assai diverso dalla poetica della torba e alla poesia del ‘non finito’ della frase aperta, che invita all’ulteriore, alla finale proposizione di un ‘ancora’ che una ragazza aveva pur chiarito essere quel rapporto unico ma di risveglio di tutto il resto. Cerco ancora con difficoltà le mille proposte per un linguaggio per la psicoterapia. Ma sono certo che non potrà mai essere la letteratura di Joyce. Allora col terrore del tutto ‘umano’ di non essere capito, di essere, come al solito, scambiato per un cinico irriverente ed ingrato, suggerisco a chi mi invita a lasciarmi andare ai suoni belli di un Inglese, che forse deve essersi trattato di una idealizzazione. Mi spetta però la consapevolezza e la coscienza del medico che aggiunge, poiché l’accostamento anche solo occasionale fa una confusione, che in questi casi si può rifiutare anche un complimento. Dunque…

“Grazie. NO!”.

 


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