gramigna che muore

7 Novembre 2021 Lascia il tuo commento

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china su cartoncino

(Polaroid)

 


Chi banalizza il potere implicito del tempo intempestivamente ama: sempre in ritardo sull’amore poiché non apprende i modi indispensabili a onorarlo.

 

L’inazione di quei maligni maldestri si accanisce sui bolidi miracolosi che la fabbrica del sesso e del desiderio estrae dal suo ventre rombante.

 

Sui piazzali cementati da idolatrie scrupoli e ritardi, macchine fatte per le gare sull’asfalto delle più furenti proposizioni, rifulgono e muoiono mute ferme arse intatte dal fuoco eterno del sole.

 

Saranno salme esposte nei garage ombrosi delle Fondazioni intitolate, con diabolico ingegno, proprio agli ingegneri meccanici che idearono il progetto di corse e avventure.

 

Le Fondazioni post/mortem incarnano il sarcasmo istituzionalizzato, il ricorso istituzionalizzato, la delega istituzionalizzata, e l’inciso istituzionalizzato. Frutti di menti ordinate dedite ai processi di istituzionalizzazione.

 

A causa dell’incalzare inquietante di questo fenomeno che da tempo ho còlto intorno a noi… e a causa del rischio che oramai costantemente (per quanto detto) si corre se ci si abbandona alla pur minima pigra presunzione, scrivo quasi ogni giorno la preistoria di noi.

 

Dichiaro che tu sei una vivente fondazione, che ti vengo a cercare, che vengo a sfogliare  l’albero della tua amorevole corporeità, che sei una biblioteca, che si compone e si sostanzia di corridoi infiniti, e contiene raccolte di fiabeschi mattini e di ogni fiabesco e non più fiabesco argomento: dalle guerre… a una noce.

 

E io sono nostalgia vivente della vivente Fondazione che sei. 


Nostalgia non rimpianto. Il rimpianto è gramigna: che muore, lei si…!


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le parole ‘sanno’
tu, io e il niente secondo me

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