giardini e giuramenti

7 Agosto 2020 1 Commento

foto

Babilonia

(collezione privata)


Perché dovrò estendere le dimensioni di qualsiasi mia anche occasionale espressione?


Beh, prima di rispondere, ti dirò che stavo quasi per porre, al posto della parola espressione, l’altra parola: tela (o quadro). Di questo voglio dirti. Non so ancora la risposta alla domanda.

 

Voglio chiarirmi com’è che ho formulato in quel modo il quesito psicologico.

 

Stavo per dire ‘tele’ e ‘quadri’ per sinestesìa tra noi due e i profumi di vernice e il velluto delle pitture sotto le mani quando si va nelle gallerie delle esposizioni e si scopre, dalla prima volta,  che non solo estetico/osservativo è il piacere nell’arte: ma anche e specialmente fisico, posturale, architettonico.

 

Estendere l’espressione di noi vuol dire che noi non potremo eludere d’essere quello che siamo nel sogno ad occhi aperti quando si va su ai piani ulteriori di grattacieli ecologici fino ai giardini sul tetto.

 

Noi non siamo più (da non so esattamente quando) solo teste piene di pensieri.

 

Siamo geografia di città d’arte.

 

Archeologia di pietre insanguinate.

 

Mitologia oracolare.

 

Siamo quelli che vanno nei luoghi dei giuramenti che si erano fatti. A estendere l’espressione di quello che resta da fare ora che s’è avuto la concessione del piacere tattile delle cose mostrate e la presunzione di indicare con un sorriso struggente quello sfuggente delle cose indimostrabili.

 

Devi offrirmi tempo e una porzione della tua panchina all’ombra della pergola dove m’hai promesso di cenare insieme.

 

“Ampliamo le promesse in giuramenti.”

 

Questo, credo, volevo dirti.


Tag:

Categoria:

uno ‘zero’ in grado di immaginare tutto il resto
scelte

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.