giannizzeri

27 Febbraio 2020 Lascia il tuo commento

Amara nenia la distanza. Disgrazia modesta. Che può capitare. Ma, che mai potrebbe capitare? mi chiede il pensiero. Oh! niente.

È una parola sottile ‘niente’, una vasca di acque termali vitree di trasparente indifferenza.

La cellulosa di carta velina su cui la mente scrive ‘niente’ è traversata, al contrario, da schiene di delfini. Una cavalleria silenziosa che percorre la baia del riposo e della libertà.

Non ti perdo più neanche lontana. Con il niente ho figli innumerevoli nati da avventure leggere con residui di senso che circondano lo zero. Che volano via evitando l’estinzione.

E adesso che sei via mi aggiro intorno al giardino ovale di erbe nuove che lo zero circoscrive.

I miei pensieri sono esperimenti di eugenetica vegetale per la ricerca di farmaci e profumi. Gli antidoti al veleno della mia stessa malvagità.

Curo la mia vita di demone impietrito e ossessionato che ero con sfumature e approssimazioni. Con il senso del niente rilevo i nanosecondi.

Sono giannizzeri ben addestrati in precedenti lontananze. Hanno circondato con un ellisse ben disegnata tutto il nulla che scuoteva la vallata. E mi rendono te.


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