generiche figurazioni

24 Maggio 2020 1 Commento

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linea di costa

(collezione privata)


Resta quello che mi pare di capire ogni volta. Indicibile, sempre. Perché quello che si è capito lega un altro. O pesa.

Capire implicherà legarti o restare muto del mutismo che segue al comando di neuroni di estrema vivacità che agitano correnti di arie aperte.

La figura del pensiero, quando realizzo qualcosa che dico di aver capito, corrisponde ad un tronco esile radicato forte su un pendio, circondato da sassi ferrosi e ossidati alle radici. E vento alle foglie. Quando ho capito qualcosa mi arresto come quell’albero sul pendio.

Ma di più: divento un viandante d’improvviso insofferente e irritabile. Perché appena capisco, fossero anche soltanto cose nuove assai piccole, mi voglio incontrare subito con te.

Voglio subito legare anche alla tua vita i fili che alla mia vita tengono fissate le cose invisibili che tirano dal fondovalle: come l’àncora di una nave. E, anche, voglio legare la mia vita alla tua vita con la fune che da me si perde tra le nuvole come l’ormeggio di un aerostato.

A fondo valle e tra le nuvole stanno le cose che capisco via via. Cosicché io sono un albero, un viandante, e anche, per via dei fili alla vita, un aquilone e una barca

Questo è quello che si genera nel silenzio del pensiero se capisco nuove, anche solo occasionali, inezie.

Il pensiero che mi manchi di fronte alle cose in più che acquisto nel comprenderle, prende figura di oggetti fisici di ogni tipo. Credo che sia così generico questo figurarmi oggetti qualsiasi perché il pensiero è la realtà di una funzione anatomica. Non sceglie. Si diffonde come il Nilo sui campi del faraone. 

Poi c’è la questione delle armonie e delle disarmonie della mente.

Non c’è solo creazione. Ogni tanto, se non posso congiungermi a te, si genera in me una disarmonia. È sia il dolore di credere che potrei perderti, sia la malattia di esserne certo.

Sentissi, in quei momenti, come mi scuotono le funi cui sono legato dal fondo valle e dalla curva del cielo. Allora tiro su col naso tra tristezza e determinazione a non cedere e mi ti figuro accanto e mi raccomando:

“Tienimi alla vita. Non mancare”.

Così io. In quei frangenti difficili: e tu allora diventi la linea di costa.


Categoria:

soffitte e corrispondenze pomeridiane
disegnare a memoria attimi di dedizione

1 commento

  • Rita says:

    “ You are always on my mind

    And I never minded being on my own
    Then something broke in me and I wanted to go home
    To be where you are
    But even closer to you, you seem so very far
    And now I’m reaching out with every note I sing
    And I hope it gets to you on some pacific wind
    Wraps itself around you and whispers in your ear
    Tells you that I miss you and I wish that you were here”

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