fuori dal labirinto

18 Gennaio 2020 Lascia il tuo commento

Il mio pensiero si accentra, come in una demenza, su un punto. La mappa si semplifica nel presente deserto di luci e onde.

La decostruzione ha cambiato la gerarchia dei viaggi e delle città da visitare. La mente ha cancellato ogni obbligo sociale. 

Qua, fermo, assisto il ricordo. Piangendo e ridendo – come la mia nuova demenza impone – muovo grandi masse di terra.

Scavo e ritrovo il lavoro fatto durante la vita. Non ha assunto alcuna specifica forma e non ho presunzioni.

Scavo fino a che le nostre figure si animano dentro la geometria di insediamenti archeologici.  

Seppure non avessero mai la certezza di tornare alla fine del giorno, i primitivi hanno scolpito scodelle di pietra ora disseminate tra le rovine.

Ne porto sempre una con me. Nella tasca si scalda mentre ti aspetto. Quando arrivi ti verso il caffè nella pietra intiepidita. 

La curiosità del mio amore primitivo si è imperniata sulla metafisica di un’unica domanda: se tu mi ami.

Il pensiero di te, che era ossessivo, è diventato un modo di ragionare caparbio. La fedeltà ad un’idea di legame mi è indispensabile.

Amo soltanto te è una delle frasi del mio nuovo ‘repertorio’. Una lastra di pietra che segnala un incrocio. È là che io risiedo.

La mia vita non è più un labirinto. 


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‘variazioni’ di noi
linguistica e metodologia della preghiera amorosa

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