Fu cosi che la percezione tollerando l’inganno della luce ebbe in cambio la conoscenza in forma di bellezza

26 Febbraio 2012 Lascia il tuo commento

 

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Lascio che sia la nebbia ad incalzare alle spalle. La nascita e non la storia. Sicuramente sono nostalgia di qualcuno. O rimpianto. E anche odio attuale. Che lo voglia o meno sono anche pensiero di altri.

Se la realtà psichica sfugge alle leggi della degradazione termica, (e gli sfugge), il tempo non può variare facilmente l’affetto. Se non c’è azione diretta di entropia, un profondo affetto non ha una freccia direzionale ben distinta, e dilaga. “Per sempre” si dice ogni volta con grande sincerità. Forse è la vitalità la funzione della materia che permette l’idea dell’eternità della presenza all’amore. Ci dev’essere un cuore elettrico, che genera ‘sempre‘ e ‘mai‘: che fa sì che un tempo diffuso diventi sostanza di sé. E, quasi in uno scambio, integrità e continuità dell’identità, diventino prerogative del tempo.

Nel sogno si viveva ancora insieme tu ed io – era un secolo fa – ma noi si viveva insieme come se non fosse passato neanche un giorno.

Quando dico della nebbia alle mie spalle mi piacerebbe raggiungere l’abilità dei fisici di far poesia con le onde elettromagnetiche. Quelle goccioline d’acqua sospesa in aria, sfrangiano i raggi luminosi che le colpiscono, e ‘autorizzano‘ la percezione di un mare verticale. E’ una percezione ‘falsa‘ perché non consente di vedere, ed enumerare esattamente, i singoli costituenti della nebbia. Ma è anche la ‘verità’ che noi percepiamo, perché quest’onda di latte è fenomeno fisico di diffrazione. Fu così che la percezione, tollerando l’inganno della luce, ebbe in cambio la conoscenza, in forma di bellezza.

Quando dico “ti amo” e “ti penso sempre” devi essere certa che sono ben saldo con le spalle al muro di nebbia – che c’è la qualità consentita agli uomini di indagare la realtà fisica, per la lotta della sopravvivenza – e la qualità ‘divina‘ di inventarci, con la forza degli affetti, una rete di rimandi reciproci e continui – che crea spontaneamente i legami.
Ma salta all’insù un capoverso adesso, perché riprendo da lì. Anche il pensiero è composto di atomi di quel tipo. Di atomi di ossigeno e idrogeno organizzati in molecole d’acqua. Che alla vista sono lettere cifrate luminose e imprecise, brillanti e carezzevoli. La conoscenza nei rapporti risulta più comprensibile se avrai studiato la genialità dell’intuizione di Turing. E la miracolosa medicina della sua intelligenza durante la seconda guerra mondiale quando egli la utilizzò per decifrare ‘Enigma’. Non fu mai felice.

Essere vivi non è soltanto ciò che è: la superbia indispensabile della certezza di sé. E’, o io suppongo che dovrebbe essere, anche, la certezza, meno gratificante, di essere in maniera imprevedibile ed inopinata pensiero di altri. Il sapere di esserlo non cambia quasi nulla. Ma è stupido pensare che non importa che lo siamo. Perché invece lo siamo sempre. Cambiamo secondo come siamo pensati. L’odio può uccidere. L’affetto guarire. Essere vivi ha molto a che fare con la nostra mente. In qualche posto del pensiero noi realizziamo che qualcuno ci pensa. Fino a che punto noi siamo il pensiero dell’altro? Fino a che punto siamo ‘disposti‘ (voglio dire ‘inconsapevolmente restìi’) ad esserlo?

Certo non fu sempre così. C’è la ricerca sul pensiero alla nascita che cambia tutto. Queste sono riflessioni d’amore che è come dire riflessioni in seno all’adolescenza. Distinguiamo, differente dalla nascita, l’amore che suggerisce alla coscienza le estreme parole per l’indagine della vita psichica ‘dopo’ l’infanzia. La forza dello sviluppo alla pubertà esprime con la vicenda dei pensieri reciproci d’amore anche la vicenda dell’io neonato. Il confronto tra il pensiero non cosciente dell’identità sessuale e le qualità del desiderio che si manifesta in una variabile eleganza del pensiero cosciente.

Chi ha poi deciso di fare ricerche sulla realtà del pensiero è probabile che si sia trovato almeno una volta in circostanze simili. Quando un’altra disse “ti penso sempre e credo dunque di essermi innamorata di te” e lui che prese armi e bagagli e si precipitò ad abitare in lei letteralmente, rischiando una identificazione fatale per il seguito della propria identità. Essersi aggirato superbo nella vita altrui, avendo le chiavi di un mondo nuovo in cui il segno inequivocabile d’amore è l’autorizzazione a cogliere fiori e frutti, e andare nudi accarezzando le tigri. Subire una trasfigurazione in un bel soggetto in ogni senso.(*)
Stare al mondo è poi, anche, ricerca e pensiero. Realtà dei sensi e verità sensuale della corrispondenza di idee. La macchina appassionata che decifra la forma dell’affetto nel sorriso. Il linguaggio per non morire quando siamo soli. A lungo c’è un io criticabile soggetto di tutto e incerto a causa del principio di causa e della sensualità. A lungo dura la nebbia e un modo per un io diverso l’amore e l’adolescenza non lo consentono. Ci sarebbe la cura di studiare nei libri le scoperte di tanti. Di essere certi che si dev’essere pensati. Che non è possibile evitare la frustrazione della bellezza e dell’intelligenza che si fanno capire solo generando in noi un senso di bruttezza e di stupidità.

Per questo amore mio, dovremmo parlare un poco di questa nebbia. Questo argomento da studiosi. Amore mio, dobbiamo applicarci assieme, vicini. Lasciar perdere la manchevolezza degli eccessi. Per cercare il timbro necessario alla pronuncia di tutti i dubbi che vogliamo affermare. E’ meglio vicino a te quando non sono a mani vuote. Avverto come un dovere di studiare e cercare. Se non capisci forse dipende da me. Forse non ho mai saputo dirti quanto sto male, quando non ho niente da dirti, se penso che sono ignorante.
nota all’immagine: la foto di questo post: Stained glass window in the dining hall of Gonville and Caius College, in Cambridge (UK), commemorating Charles Scott Sherrington, a British scientist known for his contributions to physiology and neuroscience and a fellow of the college. The text on the windows reads: C.S. SHERRINGTON; FELLO 1887–1893; HONORARY FELLOW 1905.

nota al testo (*): la proposizione è al ‘maschile’ per via di una mia presunta maggiore confidenza con il ‘genere’. Credo possa essere condivisa anche da ‘lei‘. Ma non c’è da giurarci. E allora meglio così. Non è necessario fingersi imparziale.


Assenza, nascita , conoscenza e melodramma 
"istinto e conoscenza" o, anche, "i muscoli del capitano"

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