fosse vivo, Caravaggio

22 Novembre 2013 Lascia il tuo commento

venerdì 22 novembre 2013

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“VOLI”
©claudiobadii

Un nuovo maglione di polvere blu. È come se il nero di Caravaggio si fosse riflesso ad accarezzare questa lana. Il nero è tornato al suo posto ma ha lasciato un’impronta che ha tinto ulteriormente le fibre. E il maglione che indosso vive di questa nostalgia artistica. Con quest’uva nera dai grandi chicchi addosso traverso la città i muri delle case e dei giardini come mi accadeva a sette e otto anni. Il blu di polvere arricchito dall’impronta di Michelangelo Merisi mi tiene caldo. Fosse vivo, Caravaggio, mi farei fare etichette da mettere sugli occhi la notte per dormire con la certezza scientifica di sognare. La qualità del nero è importante per la vita notturna della mente. Mi lascio annullare sempre. Riposa la mente nella biologia senza alcuna necessità di ragione. E’ libera la materia animata dalla chimica dei legami che sono transitori e fugaci o solidi e persino indissolubili. La gelida mano della luce svanisce e lana e polvere diventano un lampo scuro di genio. Scrissi origine materiale della vita mentale. Sentivo la necessità e il desiderio di rincontrare la scoperta sul suo terreno. Dove sfida la perfidia della filosofia idealista parlando di realtà non materiale. Origine materiale della vita mentale. Trasformazione dello stato fisico della materia. Trasformazione di stati fisici della materia. Realtà fisica inestesa. Esistenza di una realtà inestesa nell’ambito della terminologia della fisica. Lego, con un filo forte, queste certezze scientifiche e le corrispondenti terminologie alla scoperta medica della vitalità che descrive una funzione. Le funzioni sono realtà diffuse che non hanno mai trovato un’immagine all’altezza. Noi diciamo funzione respiratoria e funzione cardiaca e siamo medici specialisti felici di poter usufruire della credulità degli esseri umani nella fantasia che dà il nome ai desideri di avere un mondo meno confuso. Ma viviamo di accordi anche noi scienziati poiché spesso quello che nominiamo non è immediatamente evidente, a volte è invisibile, a volte è un’idea e addirittura un ‘desiderio’ di quello che potrebbe essere.

Sii tu l’esperimento che dice che non avevo contraffatto l’idea di noi e la possibilità d’essere un poco felici. Sii tu gli occhi che vedendomi hanno sùbito in mente che io sia una figura possibile. Vivo da tempo irrimediabilmente lungo sul terreno del linguaggio del quale è fatta la scienza. Di cui la scienza si è vestita dopo che le parole furono solo tragedie e commedie. Dopo che, prima ancora che teatro e recitazione, erano state neanche parole ma segni di figure mute, murali di vita quotidiana.

La specie umana ha conservato un primo anno sempre uguale. La notte è il primo anno. La sera viene giù e smetto di difendermi: le palme non volano in aria di fronte agli occhi: planano per riposare lungo la linea di costa del mio corpo. Indosso il nero perché ad occhi chiusi percepisco la parte interna delle palpebre che proteggono la retina dalla luce. Gli occhi chiusi inondano di petrolio le retine. Le tracce dei pensieri coscienti che si dileguano prima di dormire sono corde della miniera che si dipanano lentamente nei fili della scrittura. L’ammasso tiepido dell’encefalo contiene in ogni millimetro cubo intere matasse di filo di questo genere. La storia è un’intreccio tessuto di invenzioni quotidiane. Spiderman vola sostenuto ai grattacieli dalle strisce delle sue stesse secrezioni vischiose. Ho disegnato il vento -per cercare forme mai viste- con esasperata circospezione. In questi tempi di disattenzione arrogante noi, qua, si recita la lentezza demenziale dell’ingenuità.


quotidianità
Platone

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