formiche: vitalità della parola scritta

10 Agosto 2016 Lascia il tuo commento

All’interno della mia pelle riposo il pensiero. L’io è riposto all’interno del corpo nudo che misura il mare leggero d’aria attorno. La superficie corporea carezzata provvede alla vitalità: ignorata dalla cultura e ignota agli esseri umani essa è funzione dell’anima cucita addosso a ciascuno come un vestito di seta. Solo talvolta se ne ha qualche segno in increspature durante gli atti di resistenza alla radiazione del tempo in estrema fatica e in illuminata felicità. Altrimenti, per la quasi totalità del resto del tempo, resta inavvertita poiché la radiazione di milioni di attimi che ci investe non fornisce variazioni misurabili dalla coscienza.

Dall’interno – in profondità di cui ignoro le anatomie (chimica) e le forme dei differenti movimenti (fisica) – nascono le parole che via via pronuncio: esse si volgono in aria ad avvolgere il mio corpo ed io dico che dunque parlando noi descriviamo implicitamente le nostre immediate vicinanze. Dando il nome alle cose esterne e tendendo ad esprimere le immagini del pensiero le parole qualificano tutto ciò con cui entriamo in contatto e ricavano una nicchia che garantisce la nostra esistenza fisica nel mondo.

Esse costruiscono insomma la nostra fortezza e, con la regolazione degli scambi tra l’esterno e l’interno di noi, la nostra temperanza. Le virtù linguistiche della specie umana sono dunque una seconda pelle. Per questo i segni grafici della scrittura, che riportano il linguaggio verbale cosciente al silenzio e alla rinuncia alla figura senza regredire patologicamente all’assoluto preverbale, sono state definite la figura della vitalità stessa.
Via via che mi lascio andare a parlare le parole si definiscono sempre meglio a partire da una forma abbozzata di me nel balbettìo iniziale. Mentre si diffondono io prendo confidenza con la mia voce e, lascia pure perdere il significato che vogliono esprimere, è proprio la fisica del suono che si struttura nella fisionomia della voce.
La confidenza con il corpo vivo del discorso è quello che la vitalità del segno scritto riflette nei suoni: essi vanno fuori e avanti come esploratori coraggiosi nelle foreste. L’io cieco dell’uomo ha necessità dell’affetto verbale per superare il terrore del suo desiderio di conoscenza


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resistenza, vitalità, intuizione, conoscenza, uso corretto del linguaggio e risoluzione del dolore
il pensiero senza l'artificio del buio

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