fingere d’essere l’uomo di una foto, e non scordare te neanche in quel caso…

12 Dicembre 2019 Lascia il tuo commento

Foto di una transumanza.  Transumanza che Istituzioni Accreditate hanno definita  Patrimonio dell’Umanità.

C’è un uomo che affonda nel mare di una mandria in marcia. Cento animali senza meta salgono e scendono i declivi.

L’uomo, svagato, lascia fare. Mi fingo sia me: transumante tra cibi e libri sullo sfondo bianco.

Da questa parte della foto cui guardo sento sempre più gravarmi il peso di quella bellezza.

Il fotografo free lance ha versato vernici luminose sulle spalle dell’uomo e sul dorso degli animali.

Affondo nella sabbia eterna delle sorprese. La mandria senza meta è l’universo senza te: residuale.

Ho freddo nell’aria della foto. Un incerato nero mi protegge dalla pioggia che lascio arrivare nel cinema della mente.  

Dio perdonerà l’allegria irridente degli amanti. L’isolamento della loro felicità irragionevole.

La foto mi rimanda ai tuoi ti amo quando scendono sulfurei i declivi di luce tra noi due. 

La vegetazione riflette la vita segreta delle piante come le mie ore con te vengono tessute ora in seta e filo vegetale.

Una terra sinuosa ospita il nostro trasumanare. Nessun Minotauro minaccioso. Non è un mostro il ‘cuore’ al cuore dell’inatteso.


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arbitrio
assoluto quotidiano (numero 2)

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