il libro di blanche e marie

2 Ottobre 2010

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Avrebbe sempre ricordato la stanza com’era quella notte.

Il tavolo. Quasi nessuna luce. Solo quell’oscurità calda che

era viva e la spingeva verso un confine così attraente e netto

che avrebbe quasi potuto toccarlo con la mano.

L’aveva toccato.

“E’ pericoloso”, aveva detto Paul.

“Lo so.”

“E’ pericoloso”, aveva ripetuto.

“Non cambia niente”, aveva risposto. “Non cambia niente.”

E aveva continuato a toccarlo. In quella semioscurità.

La luce non era come quella emanata dal radio, no,

la luce emanava un’oscurità calda che le aveva permesso

di avvicinarsi al punto in cui si trovava lui e da cui era possibile

osservare la propria vita intera.

Era calda e non mortale, anche se piena di paura e di desiderio,

e all’improvviso non era più possibile tornare indietro.

La baciò, la spinse contro il tavolo, lei allargò le braccia.

Sentì il rumore del vetro che si spezza.

Aveva spazzato il tavolo con un unico gesto della mano,

gli occhi di lui non erano più gli occhi di un bambino

e non erano più morti, no, erano gli occhi di una persona

interamente viva, Paul, aveva bisbigliato, e aveva capito

che quello era il momento, Paul, non è pericoloso, e lui

le aveva infilato le mani sotto la gonna e l’aveva sollevata

sul tavolo dove una volta qualcuno, no, era stata lei! da sola!

aveva misurato il radio per la prima volta, e dove erano

avvenute scoperte che avrebbero cambiato il mondo.

Ora era molto vicina ad un altra scoperta, era decisa e calda.

Gli occhi di Paul avevano abbandonato quella difesa spaventata

che le era sembrato di vedere, seppe che la amava molto, forse

oltre un limite che fino ad allora lui non aveva mai osato superare,

tutto era molto caldo e buio, e seppe all’istante che le loro due oscurità

si stavano fondendo.

Aveva solo detto oh, piano! attento! e lui era entrato lentamente in lei.

Schegge di vetro sul tavolo. Non facevano male.

Lei venne quasi subito, con pulsazioni morbide e ritmiche, non ebbe

paura di venire e capì che anche lui aveva superato l’ultimo confine

della paura, e anche lui venne dentro di lei, la donna che aveva desiderato

per quasi quindici anni, notte e giorno, quella Marie che era la più

proibita, la più mortale e la più desiderata.

Era stata lei ad alzare la mano per sfiorargli la guancia, e ad abbassare

la mano per sfiorargli il sesso, che era duro come nei sui sogni

fin dalla prima volta che l’aveva vista.

Ma senza mai potere, senza mai osare.

Marie, la donna più proibita e perciò mortalmente minacciosa che

aveva mai amato, anche se aveva sempre saputo che chi tocca Marie

tocca la morte, ed era per questo che aveva quell’insensato fascino.

E’ così che era iniziato.

(Il libro di Blanche e Marie – Iperborea edizioni – pagg. 122 – 123)


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