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18 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

venerdì, 18 febbraio 2011

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Il cielo lo tengo alla catena con la coda dell’occhio. Mi tranquillizza che vada avanti ai quattro venti grigio e violetto. Un caffè in centro – un centro così piccolo che un caffè c’entra appena. In alto, sopra le teste di tutti gli avventori, un bastoncino di vapore bianco regge un lecca lecca a forma di aeroplano: allora scopro che il tempo non è passato: sembrava.

Si parla tutti insieme. I pensieri restano misteriosi. La polverina bianca dolce piove dai millefoglie sui dorsi delle giacche che tengono disciplinatamente il calore accosto alla pelle. La tecnologia di aristocratici piumini in kevlar diventa dolce di zucchero a velo: commestibile e ipercalorica come un budino di riso e una frittella alla crema. Il rhum allaga le aree frontali. La giornata si annuncia amica e comprensibile.

Non è certo che la maggior parte dei sorrisi di tutti non salgano al cielo dei volti e degli occhi – dalla canna del camino di queste incoscienti visioni – su per questi pensieri. Nelle aree frontali qualcuno ha urbanizzato selvaggiamente mischiando aree inibitrici ed eccitatrici: un bronx pericoloso alle ronde dei bravi cittadini reazionari. Eccoci tutti insieme – agli occhi vetro scuro – il parabrezza delle nostre esistenze così esposte.

La nostra vita stamattina si è incagliata nel porticciolo che è indicato sull’opuscolo della locale Agenzia Turistica: Dalla bella Mattinata -La Vacanza delle Colazioni. E’ tutto uno spingersi al banco della pasticceria, Stabilimento Balneare La Piattaforma Continentale. Le sfere di protezione – protocarrozzerie di plastica lucida – stridono. Si respira una gentilezza di guerra. Le scarpe puntute, fetish, sportive, lottano – se guardi.

Ho la mia colazione al Bar dell’Università. Mi pago un master post-laurea su L’Incomprensibile Necessità della Tecnologia allo Zucchero Vanigliato. Il profumo del croissant fuso al brusio di frasi incomprensibili, gracchia dagli altoparlanti dell’aula “non la metterete più alla porta questa nuova amante erotomane che realizza i sogni proibiti del passato – capace com’è di fondere antichità e fantascienza, ceramica e carbonio…”

Anche stamani la vita, prodotto tecnologico d’avanguardia da decine di migliaia di anni, stava tra le mie mani -che tenevano dolcezza e calore la pasta dolce e il caffè – e lo schermo luminoso degli occhi che dipingevano attorno distrattamente la prateria e il mare di grigio e di violetto. Questa vita che sentivo tutta intera tra la gente che mi stava vicina con noncuranza, ha una sua memoria impalpabile e un suo tocco ‘avvelenato’.

Su per il camino di queste visioni saliva il pensiero che la vita è sesso e passione senza metafore. E’ noncuranza trascuratezza e attaccamento. E’ quello cui resto implacabilmente legato ed è la noncuranza con la quale lascio che nulla sembri importante. E’ aver scelto per sempre che la vita è una compagna che mi si è stretta accanto nel drive-in di stanotte. Nell’auto d’epoca comoda e forse antieconomica. Ma che fa!

Stamani in particolare è la necessità di stare accanto a Pam e a Lisa che hanno scritto cose bellissime che non dirò. Ho riposato fino a tardi su quelle parole che erano state pensate con amore ma non pronunciate perché erano scritte su uno schermo. Quando ho spento lo schermo la commozione era rimasta. Avevo il cielo nella coda dell’occhio. La vita è la riconoscenza legata alla potenza delle immagini d’amore.


hasta siempre
giovedi mattina

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