dissertazioni su una specie insonne

7 Giugno 2022 Lascia il tuo commento

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”Resina su Niente”

(Polaroid)

 


L’esplosione potè forse essere scambiata per un’incantesimo e i pochi muri rimasti intatti parvero cattedrali. I vivi, per non morire di disperazione, dovettero inventarsi d’essere i prediletti e di saper accogliere   il nuovo come elargizione e l’ignoto come un comandamento.

 

Di certo dovettero ricorrere ad una qualità di amore mai vista prima. Di questa supposta dote non c’è rimasto niente. D’altra parte vennero secoli durante i quali non si poteva rivelare d’aver scoperto altro che nuovi sassi e grigia cenere.

 

Fu nel pulviscolo trasparente dei crateri che i corpi di noi sopravvissuti si svegliarono dall’inconsapevolezza seguita al fragore della bomba e durata più o meno a lungo secondo la vicinanza di ciascuno al focus bellico.

 

Comunque sia andata, di certo fummo partoriti senza intenti amorevoli dalla storia alla propria fine mentre, ma non ci sono testimoni, agonizzava nell’emorragia inarrestabile delle contrazioni causa della nostra venuta.

 

La post-storia ci accolse come fa una larva con altre larve: con sub-umana delicatezza. Linguaggio manco a parlarne. Una volta resuscitati, avemmo, si deduce dai prodromi, vite tanto improbabili quanto inattese.

 

Eravamo arrivati nell’al di là di ogni prevedibilità perché non eravamo stati in grado di decrescere cioè: l’inversione del paradigma di sviluppo non aveva portato a niente.

 

S’era verificato che eravamo circondati dal non-finito di ogni frontiera. Pigra indolenza delle aree e accidia dei confini. Grigio che sfuma al nero poi l’incandescenza del dopo: sia al fondo del moraleggiare un premio alla temperanza, sia sulla vetta del risarcimento di felicità.

 

Smalti bui sul margine di sfolgoranti fusioni per chi s’era illuso che cessare gli sprechi potesse infliggere alla storia un verso adeguato è il niente che si sa.

 

Adesso…

 

Afflitti dai veleni della post-storia, in questo tempo successivo, siamo torturati dalla privazione di un nesso col passato, fino alla cecità e all’anestesia.

 

Dentro la perdurante sindrome post-traumatica che è la nostra vita ci inventiamo un senso a eventi probabilmente trascorsi che, dunque, bisogna supporre totalmente dimenticati come non fossero mai avvenuti.

 

Ce l’abbiamo un senso, via via. O cosi ci sembra. Ma ci mancano le occasioni adatte cui riservarlo. Ci mancano persone cui consegnarlo per riposare.

 

La sindrome post-traumatica circonda ognuno di una visione non certificata del reale. È tutto probabile. Il massimo sono certe suadenti supposizioni che traspaiono negli sguardi cristallini di. Ma lasciamo perdere.

 

Persino la fantasia ci viene in forma di dubbio: che però almeno ci aiuta a sospettare che troveremo una serie di eventi di conferma, per riscrivere gli statuti di legittimità agli eventi perduti nella memoria speriamo non per sempre.

 

Intanto, per assenza di garanzie legislative, il pensiero non si azzarda a pensare le proprie regole e si ritrae da sé qualsiasi cosa questo voglia dire: fosse anche la fine dell’autocoscienza.

 

Tutto si esalta in scambi di oggetti nel fondo dei crateri dove l’aria tersa precipita in spirali che spazzano la polvere. Automi ritti al bordo dei tavoli del mercato a battere i piedi, a cacciare il freddo, a scrutarci reciprocamente.

 

Assumiamo pose aggressive. Teatro. In fondo sta la vergogna di aspettare una parola buona che ancora non viene ma chissà!?

 

Questa attesa almeno non è una supposizione.

 

È già sera. La polvere nella post-storia cade per il collasso dell’aria con la luce. La tenebra porta sconcerto però fa da lenzuolo e ci protegge e suscita dall’insonnia riposanti pensieri.

 

Perché dopo la bomba non si è più dormito e si sono unite le razze – ( che c’erano, eccome se c’erano ) – in questa unica specie che ha sogni senza avere più il vizio del sonno.

 

“Vuoi questo frammento di resina in cambio di una notte d’amore?”

 

”Una notte per la resina nera trasparente al sole e tutte le altre notti in cambio di una discussione su ‘Permeabilità delle Categorie e Relative Conseguenze’. 


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quando parlare è fuori luogo
maestri del sonno

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