decretare il silenzio

28 Aprile 2020 Lascia il tuo commento

nella foto

io nel pensier mi fingo

(collezione privata)


“Ma chi lo dice?” 
Questo, sempre. La vita incalza sospinta da una domanda importuna e superflua.

Siamo rimasti tu ed io. Non lo vedi? Ridotti all’esaltazione dalla mancanza. Ridotti al minimo e quindi pronti ad esplodere di passione consapevole. Autodenuncia di innamoramento  

Escluso, l’amore assume i toni più estremi della propria attrazione all’esclusività. Da soli siamo più possesso che desiderio.

Sublime pigrizia il mio pensarti sono parole di un elenco di cose che sono in verità articoli di una legge appena promulgata: il rosso tiziano del vecchio foulard, il ripiano del tavolo, il taglio netto dei sui angoli di un nero rigoroso e rassicurante, che richiamano la prua acuta di altrettante navi. La fantasia di assistere ad un varo multiplo. Una festa al cantiere. Il sonno. Il corpo che scivola in un mare di inchiostro. L’universo in punta di penna. Le pagine. I libri. E non altro. Non più.

Il risveglio di oggi. Il ricordo di ieri. Ieri concordammo di avere tutti e due una mente ‘umida’.  “La  complicità non è che un identico tasso di umidità..” Certificammo seri. Con una compunzione imprevista. “Si sta per sterminare l’umanità e però si fanno ancora scoperte marginali”. Ti ho detto. Tu: “Puoi dirlo davvero ‘marginali’! Sebbene suoni come un’ironia infernale sull’orlo dell’attuale baratro.”

Chi lo dice che ci sarà un domani?

E mi hai mostrato la pagina di un reportage del tempo passato, il grido di un graffito sul muro che tagliava in due la geometria di una storica capitale: e però anche il tempo in due velocità e l’umanità in due destini. 

Ma neppure questo fa paura. Non ferma il ‘pensiero’. Beviamo l’amaro forte. Il pensiero non ha oggetto. È una funzione autonoma. Gli oggetti se li inventa.

“Non penso che a te. Ma non come  una ‘cosa’ ferma che potrò ottenere. Penso ‘te’ che mi fai pensare.” ti scrivo (…che sei lontana!)

Saliamo la torre. Babele fu pacificata e completata grazie ad una imposizione al silenzio. (In applicazione al decreto “TACERE!” approvato all’unanimità da un genere di uomini e donne che oggi, come si può evidenziare, sono estinti.)

Ma tu ed io, per quel che ci riguarda e ci è reso possibile dal rosso indimenticabile che apre la pagina di oggi, sappiamo ormai che fare per continuare ad amarci. Basta guardare ‘ieri’. Ammettere che sapevamo. 

E dunque, se tutto dovesse fermarsi, non sarà ‘tardi’. Senza dubbio. 


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