critica di regime e vestiti tricolori

27 Aprile 2012 Lascia il tuo commento

 

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Erri De Luca, nell’ennesimo racconto, propone un attimo un ricordo della lingua yiddish che è folta come una folla e gridata e aspra con impianto germanico e scritta da destra e sinistra. La mente sa infiammarsi subito all’idea di quella inversione di abitudini. Un cerino vale un incendio per innescare il mattino. Esploderò di rugiada oggi sul sellino della bicicletta contromano sulla strada grigio/azzurra.

Io non riesco ad amare Erri De Luca. Troppo narciso. Troppo perfetto nella sua trasandata esattezza. Troppo olografica meridionalità. Così casualmente adatto, così poco vicino a qualsiasi cosa in quella universalità auto-consapevole. Una puntigliosa poetica a fondo olistico. Così leggo ma, a parte quella bruciante notizia dell’yiddish antiverso, di tutto quanto letto dell’inizio del libro non resta niente. Prevale su tutto la gravità del bel volto di mistico astenico, e quella splendida prevalenza della natura estetica del suo viso chiaro alla fine vanifica qualsiasi contenuto come se la scrittura al cospetto di tanta rigorosa esposizione di natura risultasse una presunzione, un peccato di orgoglio. A me, devo essere onesto, l’esposizione sempre implicita della fisionomia da mistico borghese camuffata in tratti sofferenti di un cristianesimo cartesiano è insopportabile. Tuttavia la fredda esattezza della descrizione della grafica della scrittura yiddish è quello che serviva per procedere, in questa mattina.

È mattina presto di fine aprile. È già uguale a giugno e ha già il mare nei colori delle strade. ‘…la natura, con la propria precisione insignificante, priva come sempre di ogni valore, si oppone bene alla intuizione dell’invidia intellettuale reazionaria, agli artifici di un pensiero che non diventa mai sovversivo perché, nel suo implicito meccanismo, interviene regolarmente la carità che ha l’odore aspro dell’incenso sotto la navata eterna della letteratura….

Voglio dire che ho pensato ‘.…questo azzurro di mare può contrastare gli inganni culturali…‘ e poi ‘ .…loro vanno a camminare estenuandosi per recitare bene l’astenia alle trasmissioni televisive….‘ e anche che ‘….noi in genere ci perdiamo il sonno al freddo determinato da questa grande lontananza, perché noi siamo proprio attivamente e intenzionalmente tenuti davvero lontani e purtroppo la distanza sociale non è proporzionale alla differenza di posizioni ed è per questo che la distanza è così dolorosa!

Lascio perdere. ‘…chissà che succede nella fisica della biologia non appena si passa a leggere in linea opposta ….bisogna sempre pensare ai fenomeni della materia quando si cerca -non la comprensione della sintassi o la creazione delle figure da scrivere- ma la possibilità di pensare che si possa intervenire, quando si cerca la possibilità di pensare che si possa stare assieme benché tutti sappiano che in anticipo non si potrà mai dire se ne saremo capaci…

Durante il giorno: con le mani bianche ben curate ha estratto il vestito appena comprato per un appuntamento oltremare. Crema, fragola e nero. La spiaggia panna sta tra strisce di fragola spenta opaca e il fondo marino roccioso, che risulta nero -alla vista- perché il sole splendente riflette sull’acqua e le toglie la trasparenza. Io ero seduto a mezzo di strada praticamente. Praticamente (cioè davvero seduto in mezzo alla polvere azzurra di una strada che traversa il nord) e la guardavo, e il pensiero leggeva il suo volto secondo impulsi nervosi ottici con la frequenza di quattro al secondo e secondo la stimolazione acustica della voce che diceva ‘più nessuno chiede scusa‘ e io capivo che forniva le prove di un viaggio lampo.

Io dicevo ‘sei immorale‘ e il riso la scuoteva e la faceva diventare un altoparlante che rombava e ci alzava da terra fluttuando e poi ci posava a riposare nel silenzio, e ricominciava perché non eravamo disposti a fermare la vita senza pensieri. Leggevamo la strada da un lato all’altro. Sistemati a cavallo del suono amplificato si vedeva lontano fino alla linea di orizzonte. Le risate si sono messe a galleggiare ad altezza d’uomo. C’erano colori dominanti: il nero della superficie marina, il crema della spiaggia, e, a traverso, lingue triangolari di terra color fragola spento. Gli occhi leggevano i volti quattro volte al secondo e, con una frequenza infinitamente superiore la materia cerebrale, nelle sue componenti infinitesimali, realizzava la funzione d’onda del pensiero felice: la fisica della fisiologia della sanità.

‘…grazia e gratitudine…’

La strada azzurra traversa il nord e resta immobile. E la fisica della biologia continua a compiere un premuroso costante rimaneggiamento per tenere l’immagine come deve essere: una corrente di scrittura azzurra, delicata, lineare e appena rilevata sul fondo più scuro. E intanto la ragazza è una donna seducente e forte e le risate esplosive non ingannino: è capace di richieste ineludibili alla necessita del proprio e altrui desiderio. La strada si innalza all’improvviso per il terremoto. Il riso è serissimo. Domani si parte. Si va oltremare. Si lascia la via di adesso.

Ciao!

Dopo alcune ore e certe incombenze ho ripreso forte la certezza dell’antipatia viscerale per quei martiri che sanno esporre così bene le ragioni lucide del loro inevitabile martirio, stabilito scenograficamente come sfondo al fenomeno da baraccone della modesta capacità di discernimento della media estetica corrente. Ho rimandato il pensiero di cosa possa capitare ai salmoni elettronici nei fiumi sinaptici all’invertirsi della corrente quando, contrariamente alle nostre abitudini, si scorra su un foglio gli occhi e le mani da destra a sinistra per imparare a leggere e scrivere la lingua yiddish.

Mi basta la conduzione inversa dell’antipatia che, se non è invida (*) della genialità altrui, potrebbe essere conoscenza del niente di speciale che sta oltre il conformismo della critica letteraria di regime.

(*)sicuramente lo è…

 


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