controspecie

21 Maggio 2021 1 Commento

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l’esperienze perinatale

(Polaroid)

 


La biologia cerebrale umana ha maturato vaghe potenzialità peculiari riassumibili in aspettative di relazione e tempo.

 

Confusi ci svegliamo con le idee arruffate  d’un progetto futurista di generazioni e coabitazioni.

 

Perché la specie umana è ancora il sogno d’un’esperienza perinatale e l’infanzia un cosmodromo nel cratere lunare inondato dall’incendio dei fuochi di lancio.

 

Ed è per l’esperienza di un eccesso originario che la vita è il disastro che è. Letteralmente: una ricaduta di stelle.

 

Perché ci proponiamo a ogni scelta mille biografie possibili tutte simultaneamente intuite e poi immediatamente esplose in polvere di desideri e terrori.

 

E così, ogni volta che si va, siamo ciò che resta di noi. Meteoriti di esistenze angeliche preistoriche strappate via da urti interplanetari. Avamposti.

 

Il nostro cranio lucido e bagnato scivola al mondo in modo che -puoi credermi- la nascita è il varo d’una chiglia ben disegnata e poi noi però pericolosamente siamo navi capovolte.

 

Siamo insomma una controspecie.

 

La nostra biologia, per regalo, s’è evoluta fino alla propria lussusa estremità e qua dov’è attualmente sa trascurare i pericoli del caso e le necessità della morte quando si tratta di trovare i toni di un invito amoroso.

 

E adesso posso immaginare lei che chiama lui a sederle accanto per mordere ridendo il pane rimasto e bere ridendo l’acqua dell’ultima pozza potabile scampata alle bombe.

 

E posso scagliarli insieme nel vertice caramellato della notte e poi fare di lei una donna geniale e beffarda e farle sputare parole dolci e arroganti.

 

E posso pretendere che tu capisca che lui non può che avere figura di un masso sghembo nero: muto all’ascolto e rovente abbastanza da scaldare l’aria intorno.

 

E così lei dice a lui:

 

“I nostri giorni da oggi amore mio procederanno come un esercito agguerrito e benevolo sul fronte siderale del futuro che non fa più paura..”

 

Ed è la conclusione e noi ora svoltiamo via.

 

E tu amore. Puoi capire che la biologia cerebrale umana si è evoluta fino al punto che l’elettricità corticale del pensiero è diventata linguaggio e dopo ha generato la calligrafia? Che la materia è diventata in noi un organismo buono?

 

(Il pensiero di te è quando storia e memoria della specie irrompono sulla scena e io smetto di parlare di compiere ogni altra azione e mi siedo alla scrivania e prendo il foglio bianco e la stilografica dai loro cassetti e, partendo dall’angolo in alto a sinistra, inizio a disegnare segmentì irregolari sulla carta per scrivere il tuo nome: componendo parole che non lo contengono.)


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compimento
non più troppo tardi

1 commento

  • C says:

    Era tutto vero, anche quel che pareva incredibile, un’esagerazione.
    Rinunciare a tutta la libertà per l’amore che è stato trovato
    e quel che ora non si comprende è come si possa lasciarne uno una volta che lo si sia trovato.

    Per anni è stato sentirsi raccontare della pioggia di lampi di luce
    per tutto il tempo che serviva e che oggi è ancora quella prima volta

    E ora i pensieri sembrano andare alla velocità della luce
    ‘quando cammino, corro’
    ed esattamente così si va al mondo dell’altro, come convergendo nell’orizzonte degli eventi di un buco nero.

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