come niente

14 Luglio 2021 Lascia il tuo commento

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leggere il futuro nelle linee

(reportage)

 


Non la morte.
Il tempo semmai. Ma questo è facile. Oggi, meglio sarebbe specificare stamattina presto, molto risulta facile. Anche e soprattutto i pensieri che cambiano.

 

Un chirurgo dai lineamenti assorti e quieti si impegna a guarirmi suturando i lembi del taglio che corre dalla gola all’inguine: tutta una vita, significa. L’opposto della morte perché la vita è una condizione a parecchie dimensioni e la morte un evento piatto e noi siamo da questa parte del foglio secco arido e bianco.

 

La paura della morte è la morte che è degrado del pensiero nella lussureggiante biologia trionfante.

 

Ma ii giorno già stamattina presto si è sistemato agli antipodi da prima di ora e s’è rivelato privo di ogni degrado e s’è dedicato esclusivamente a farmi prendere atto con stupore della neutralità della luminescenza che è inappellabile diagnosi di benessere.

 

“Guarigione e sutura..” suggerisce il sogno.

 

Vivere ha ogni volta il suo preciso soggetto. Con l’estinzione allegra del tempo faccio i conti camminando. Arenando la morte sulle secche delle contrazioni muscolari ritmiche.

 

Morire, penso, non è neanche una ‘parola’ è una stanza dove si spegne un fuoco che ciascuno si figura differente per alimentazione e forza della fiamma e disposizione in differente angolo o parete tanto che forse, proprio a chiedersi i motivi di quella scenografia, chissà se non verremmo a capo – dai pochi dati trascurabili di quel modo variabile e imprevisto di svanire via – della complicata umana questione di che cosa ciascuno pensa a proposito di dove si va venendo verso la faccia bianca del tempo e di come si sia arrivati fin là senza quasi pensare.

 

Ma qui ora siamo all’opposto e il chirurgo dà l’ultimo punto e la mia vita è un ricamo bruciante sottile invidiabile quasi del tutto evanescente come la perizia di lui me l’ha intrecciata tra ieri e stamani.

 

Così qui ora nell’evanescenza siamo all’opposto della fine perché la biologia rinserrata tra le dita si affida ai pensieri sul dato che il tempo, quindi quest’ora, è un frammento la cui composizione fisica è la stessa di quella di persone e cose.

 

L’ora è cioè relativa e qui, precisamente, lo è nella circostanza di poltroncine di beige delicato e nelle coordinate del punto preciso d’una piazza d’una piccola città.

 

Io alla fine mi vanto d’essere il fuoco che tutt’ora brucia nella scenografia poco sopra ricordata… solo che vista da qui la stanza (verde tenero e azzurro) è me ridotto a pensiero vivo che scruta e accarezza sconosciuti già in affari.

 

Quando e se arriverai cambierai il soggetto del racconto e la prospettiva.

 

“Mi fai morire…” ti dirò. 

 

Non aggiungerò altro di tutto questo e non starò a chiarire i risvolti del discorso e invece racconterò la giornata e di fronte ai tuoi occhi andrà in scena non per scherzo la mia vita che si perdeva piano, come niente.


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