clarinetti all’attacco della nostra tristezza

18 Ottobre 2012 Lascia il tuo commento

Mai che tu ti alzassi con certe idee, mai che ti alzassi con il pensiero rivolto al sogno, dimenticando. Mentre noi, io, noi siamo clarinetti all’attacco di danzatrici di legno scuro, di danzatrici sahariane, di opulente danzatrici nordiche. Se tu ti alzassi con certe idee lo saprei di certo. Il silenzio che noi sentiamo (che io sento) amore mio, al mattino !! Allora, penso, vorrà dire che lo schianto del pianoforte risuonerà maggiore del solito. Dico maggiore per alludere al tono del sogno: per dire che il rumore del tonfo dei tasti, adesso che sono allegro nonostante te, è in tono maggiore. Il tono del tonfo rumoroso dipenderà anche lui, come un uomo che si desta, dal colore e dalla fibra del legno, come io dipendo dalla fibra e dal colore del sogno.

Anche il pianoforte è una danzatrice opulenta o asciutta, chiara e opulenta o forte e scura. Ci sono pianoforti accigliati e altri condiscendenti. Mai che tu ti alzassi pensando alla varia natura dei pianoforti. Io so che ti dico continuamente, da sempre: “Diventa caffè e diventa pianoforte se vuoi ancora stare qua, oppure lascia stare”.

Ti ho messo qualche brano di musica, quanta se ne può ascoltare in silenzio durante qualche ora.

La creazione di parole e la successione delle linee di scrittura non è che smarrimento dello star bene se anche mai nessuna si alza con certe idee di danzare. Di ballarci addosso. Si comprano profumi per ambienti per stare allegri, per il senso di pulizia e di chiarezza psicologica, perché sia evidente che comunque si è poi costruita la fortezza con i divani e si sono arricchiti i divani con le stoffe comprate sulla spiaggia a pochi euro. Sognando, in compenso, di essere sceicchi, Lawrence di un’Arabia locale.

Quello che ascolto adesso è una successione frenetica di accordi, la “Rapsodia in Blu” di Gershwin, al piano Herbie Hankock. La gioia della giornata parte da assai poco: un video sbiadito sullo schermo, i suoni che trasformno la fisica della stanza. La forza (la forma) acustica divide me dalle preoccupazioni, e orienta il pensiero al latte materno, al seno: così che io possa essere ancora felice e parlare e, ancora, parlarti da questa navicella che veleggia. Porta fuori sulle cime tonde dei pini marittimi che qui crescono distratti e stupidi, davvero. Il pino marittimo è un albero stupido.

Ascolto dunque un ‘classico’ del jazz, come si dice. Ascolto perché per qualche strano motivo mi appassiono alla musica da sempre, come tanti. È normale amare la musica. Non per tutti. Alcuni non amano la musica. Io do per scontato l’interesse e la curiosità per la musica ma sbaglio. Così per uno scontato amore si vive, penso. Per il sogno svergognato di amori ulteriori.

Questo Gershwin dunque, lo facciamo volare amore assente? Lo mandiamo per l’aria. Ecco. Fatto. Aperte le finestre. Scoppiano gli applausi. Alziamoci, andiamo a lavorare. Ci aspettano. Non so mai con quale animo. Andiamo ballando. Con le note in aria.


Categoria:

the Shadow of your Smile
ahhh...

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