chiusura lampo

31 Marzo 2015 Lascia il tuo commento

Il punto della cucitura chirurgica fa male dove la chiusura lampo si apre alla base del naso dell’uomo bionico. La “V” di vittoria si spenge nella sala del cinema alla conclusione del film. Il sonoro soffoca nel silenzio della notte che è la pelle screziata. Nella storia c’è un punto di epidermide non precisato che fa male anche adesso alle carezze. Il corpo non dimentica: la piazza Tien An Men, oggi che sembra tutto dimenticato, e schioccano baci delicati di turisti, fa comunque male. L’ideologia egualitaria ad ogni costo ha risolto vittoriosa il conflitto contro la libertà. La libertà sta nei canali igienici ai piedi degli edifici e sotto i piedi dei turisti. Le teorie accessorie al nichilismo freudiano sono attrici di pellicole mute: in amore portano mascara molto pesanti. Con movenze automatiche accerchiano i finanzieri delle capitali. Non furono mai sconfitti i monarchici. Il discorso si sviluppa comunque: infinità del soggetto che pensa il mondo e se stesso. Finitezza dell’oggetto discreto: non saprò mai del tuo riflettere su di te. Ogni oggetto ‘finito’ è un frammento di universo ignoto. L’altro, la cui vita mentale a proposito di sé per certo è infinita ma sconosciuta, è ai miei occhi prezioso e inaccessibile, nascosto ai miei sensi per sua e mia ‘natura’. Io so solo dell’inesauribile scendere del mio pensiero in reti neuronali e fino nei tubuli delle membrane cellulari che regolano gli scambi di elettroliti e altri frammenti di metabolismi stellari. Ma di te niente posso sapere. Resterai sempre appena un po’ più in là dalla mia mano distesa per cercarti. Dunque ogni oggetto è ‘parziale'(?) … mi domando.

Per sapere di te non resta che prometterti la vita. Non voler sapere i tuoi pensieri. Ma adorarti, come un pensiero ben cresciuto e delicatamente truccato. Tu seni/pensiero e occhi/pensiero, mani/dedizione, braccia/sostentamento e abilità e sopravvivenza. Ci saranno noti, per convenzione ed elezione, quelli che sapremo amare con linguaggio appropriato. Di cui per studio assorto saremo capaci di inventare le cose che non si sa se mai abbiano avuto in mente ma che noi abbiamo voglia di pensare siano sempre state cose convergenti sulla nostra stessa persona. Per le vacanze, in assenza di quei nostri amori, al contrario degli annullamenti di rito costruiamo il padiglione, il Salone delle Opere, la kermesse artistica. Cioè ogni volta che questo amore di cui parlo si assenta l’immaginazione mi dice che se ne è andata continuando ad amarmi. Lei mi ama precisamente come io continuo ad amarla. Così lei va via e si fa l’immagine di me come un pensiero non legato alla figura: come un pensiero pre verbale. Non importa se proprio lei mi ha lasciato qua e io forse non l’avrei fatto. Il mio pensiero va a finire in lei che è il punto focale del mio amore e –ma anche- di un certo indefinito dolore. E così certamente il suo pensiero va a finire in me, sul punto centrale dei miei pensieri per lei, pensieri che lei conosce bene cui resta assolutamente fedele. E certamente sa anche della grandezza del mio sentimento perché sente anche lei quel contrasto tra amore e dolore: lo sente in una linea di febbre che le viene alla distanza.

Per inganno fingo di sapere ciò che pensa. Di avere la conoscenza di lei. Ma invece seguo attentamente il formarsi delle idee nella mia mente, il (ri)saltare di alcune idee di lei e me e della natura del pensiero senza riflessione. Sono assorto sui miei processi mentali non su un oggetto definito. Vivo un ‘inesauribile’ e ‘non finito’ processo di generazione di un confine. So che nella mia vicenda da un certo momento c’è stato uno scarto di comprensione e da quel punto in avanti non ci fu più un ‘al di qua’ e un ‘oltre’ ma solo questa generazione di un confine. Da un certo punto ho capito l’indefinito non più come confuso o causa di disperazione. Proprio come so che milioni di stelle e intere galassie e insomma ogni periferico ammasso di materia non si distanziano tra loro ‘dentro’ uno spazio dato ma che l’universo è esso stesso un’unica realtà fisica in dilatazione così riesco a vivere l’idea che la generazione non esclude territori e significati ma li lascia assopirsi in complesse formazioni nuove di linguaggio. La generazione è una traduzione: una riproposizione che ha natura di nascita. Continuamente si nasce: questo continuo nascere è il tempo: esso non ha ‘una’ origine perché semmai è implicato nella genesi di estese aree di confine sulla carta ‘politica’ che disegna differenti stati di conoscenza affetto umore e ideazione. L’adesione (il ‘consenso’) alla natura di un ‘tempo’ generato in tal modo è coscienza. È coscienza che nella regressione terapeutica si diffonde e si perde in un vissuto di temporalità essenzialmente funzionale (non più cosciente) che è l’io irrazionale della nascita: il soggetto di essere (pur) senza oggetto.

Lo spazio pare un suono. La musica nelle orecchie come la fisica astratta delle durate apre a suo modo in prossimità di altri margini un’altra cerniera dentata di differenti attitudini: là si vedono i fili e i circuiti che conducono al cuore liquidi e impulsi. Il cuore sparge il blu notte del cielo interiore chiamato ‘sangue’. Come un riflesso liquido infinito e inconcluso, simile alla sfumatura di un’opera di pittura o sul muro di un palazzo, il nostro rapporto continuamente trova scuse di prossimità nei toni indescrivibili e allora il pensiero sa il colore che varia come sembrerebbe che sapesse cosa sia il tempo. Ma la macchina linguistica -che deve trasformare l’attività mentale sensibile generata sulla superficie percettiva, in pensiero verbale cosciente e linguaggio- tinge con uno smalto nero/silenzio tutte le parole con le quali vorremmo scrivere la loro stessa origine: narrando riflessivamente una funzione che era sembrata così facile da pensare: però solo finché era rimasta chiusa nella mente.

L’amore si sceglie che ‘abbrevia’ tutto e stringe contratti definitivi. Per la compagnia di cui si vive e ci si nutre, e per fare una storia, il nostro bel cervello splende d’argento mentre vede svanire, nelle parole cotte al forno della macchina linguistica, tutto il cielo vivo appena pensato intanto che le cose accadono e il mondo si rappresenta. L’amore che vuol essere ascoltato grida e cuoce sulle pagine a lungo prima di tingere con fuliggine scura i volti di ciascuno. Serotonina e dopamina scivolano e non ce ne accorgiamo. Però ci sono ricerche neuro fisiologiche sulla natura della coscienza assai appassionate: veri esempi d’amore per la materia sottile del sentimento.


Tag:

Categoria:

la coscienza durante il sogno
estreme circostanze

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.