chiedere e volere di fronte al banco del bar traboccante di cioccolata

7 Dicembre 2019 Lascia il tuo commento

Ho appena gettato una goccia d’acqua su Alba figlia dell’alba. Ho scritto tre ore fa con la fiducia che scrivere conduce l’intera vita cerebrale sulla locuzione ‘realtà non materiale’.

Alba figlia di quest’alba sono anch’io al banco traboccante di cioccolata. Io che mi faccio gioiose illusioni di anni a venire. Che vinco alla lotteria il biglietto di accesso ai segreti della produzione dei tuoi sospiri al cacao.

“Arrivo!” giuri con il tono di una trascurabile promessa. La mente fa le parole: ‘…un viso di carta lucida in trasparenza’. E sei tu la trasparenza. E soltanto in seguito viene il mondo in fogli di trascrizioni. La vita preistorica delle cose come si possono toccare e scambiare.

La natura fisica dell’amore ha carattere preistorico di un testo che imprevedibilmente emerge dalla biologia cerebrale e testimonia l’eternità della materia opaca delle cose. È una cosa anche l’amore. Non ha niente di speciale  

Io, per me, se vuoi saperlo, ti scrivo da questo banco di bar traboccante di cioccolata. Perché voglio farmi energicamente tuo. Eccedente ogni attesa, non necessario eccesso: cioccolata l’immaturità di cedere alla tua dolcezza.

Cioccolata addosso dalla fontana di risate su cui inciampammo. Che fu? Dimenticare che si muore d’amore. Le opportunità che l’essere innamorati ci offre. La misura delle cose sempre troppe ma mai abbastanza.

Siamo una specie che vorrebbe moderare la propria natura in descrizioni giudiziose. Poi non siamo mai adatti a fronteggiare un amore. Eccolo il bancone ricco di cioccolata di qualsiasi tipo  

L’antropologia delle passioni supera ogni fantasia. Il banco del bar trabocca di irreparabilità. Di racconti. I racconti sono cronache di un eterno durare del danno che subisce un’ anima che accoglie.

E se chiedo un caffè con tono gentile invece ordino che mi sia servito tutto quel programma di pasticceria imperiale. Tu mi ricordi l’eccesso di fiducia. L’ammontare del credito che ho risparmiato.

E, eventualmente io avessi un po’ da fare in seguito, non perderti niente di tutto. Io non l’ho fatto, neanche per rispetto. Che troppo spesso è solo pietà dei vigliacchi che diventiamo.


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