catechismo

6 Novembre 2011 Lascia il tuo commento

catechismo

oggi sono costituito di questo sciogliersi al calore indispensabile ad accogliere sconosciuti come regali e scrivendo gli affetti mi esercito a tacerli dopo insieme daremo la preferenza al vino e alle intese sulla situazione mondiale

i passi degli amici risuonano lontani e hai messo sul fuoco la pentola per il profumo degli abbracci per la lana dolce sulle loro spalle hai scritto la poesia di lanciare la tovaglia sulla tavola con un gesto rapido e sapiente come la rete un pescatore e stenderla sul dormiveglia dell’attesa

c’è una poesia implicita nella preparazione delle cose e nel vino sul palato il vino bianco per il tortino di zucchine e ricotta per la cena che stasera illuminerà la tovaglia lavata ieri dove sono le cose da immaginare il sasso e la luce la formula di materia ed energia che mi affascina

il mulino manifesta nel pensiero in questa cucina l’attrito delle pietre le tue mani dense che illuminano la giornata le attese di fronte alle asciugatrici a gettone come macine di vento dicono “…la scienza è un dizionario amoroso: il mare di latte bagna il mondo nuovo…”

è l’era delle lavanderie a gettone l’era delicatissima della pioggia dei sorrisi pieni di tepore delle ragazze ucraine che si impossesseranno di questa terra con la delizia delle promesse: a me sei ancora tu che mi concedi il sonno è incredibile che il tempo non faccia alcuna mancanza

da un certo momento in avanti non sono più stato solo: questo è vero seppure incredibile: da un certo momento è stato sempre il viaggio breve alle sbarre del passaggio a livello a vedere i sogni materializzarsi nel vapore delle locomotive: la ricerca

via via si capiva che pagare tutto sarebbe stato impossibile ora poi che il rumore toglie il tempo dalle mani si può solo accennare l’inizio: lo scontro con tutto porta il tuo nome il tuo nome stasera passeggiava passeggiava frettoloso come un ladro che prenda gli ultimi accordi

costruimmo assieme la scatola di cartone che contiene il buio il sapere oscuro l’incertezza costante delle storie già allora fondatori tu: “non avrai altro dio al di fuori di me ” io ne ero certo distinguevo bene il tuo catechismo in croce ti sorridevo piegata su un kalashnikov

le testimonianze hanno l’indigenza io non potrei accusarti d’amore estremo ma l’inverno sulle dita ha molto da tacere sul tuo fiato al miele potrei giurare che certi giorni e anche anni hanno la cronaca di un mormorio: “… riportami a casa, riportami a casa…”

era una richiesta e la denuncia di un desiderio infinito: “… riportami a casa e tirami via ancora domani per continuare!” non si finisce più di fare silenzio dicevano le dita che mi stringevano le dita ripassando l’amore incredule lungo i marciapiedi asfaltati

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l'immagine dell'amore
le tue mani quando pensano la musica e mi riempiono di desiderio

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