caratteristica dell’ateo

28 Gennaio 2011 Lascia il tuo commento

venerdì, 28 gennaio 2011

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Caratteristica dell’ateo

Caratteristica dell’ateo è manifestarsi. Offrirsi alla apparizione di sé. L’ateismo vantato è una subdola epifania di una possibile delazione. L’ateismo è pericoloso quando vuol permanere in una prospettiva. A noi servirebbe il peccato. La passione degli artisti che hanno vissuto placidi la rivoluzione. La piattezza delle divagazioni inspiegabili.

Come risoluzione estrema affittammo le case d’angolo. Abbiamo addirittura tentato di fotografarne lo spigolo – dove svolta la strada. Si fondano frasi da incoscienti del tipo –  quando spunti oltre il muro mi lascio la morte alle spalle. Matisse a suo tempo disegnò vetrate alle chiese.

Per l’ateismo serve la piattezza distratta del vetro. I colori dei vetri di Matisse che divinizzano la luce. La credulità calcola soltanto un prezzo in danaro. Lui era un principe del marciapiede – che disegnava in poltrona – e alleggeriva le chiese della loro connaturata pesantezza. Matisse era un dio e non era Dio.

Non serviva dimostrare se l’eternità esistesse o non esistesse. Bastò chiarire che la meraviglia non avrebbe potuto permanere. E che non poteva essere una volta per tutte. Che la meraviglia si ripete a spese della creazione. Che la creazione è – banalmente – una volta sola. Mentre noi abbiamo l’arte della tessitura.

Studiosi degli intrecci delle metamorfosi, teniamo il grembiule gonfio di bozzoli. Coltiviamo uova di seta e la fisiologia dei sogni. Aggiungiamo l’inutile alla città. Fondiamo la periferia. I vetri colorati della nostra casa sono spazi lontano dal centro. Sono pensieri felici. Piani. Capolavori di estensione sotto la luce.

La casa d’angolo ha questa storia: è vuota due volte. All’inizio e alla fine dell’amore. Noi siamo casa nostra. Abitiamo capolavori chiari. I giorni facili sono superfici. La leggerezza è comprensione del testo. Casa mia è fatta di spigoli leggeri. Non come le torreggianti chiese del centro irte di campanili.

Le case ben disegnate devono avere spazi inabitabili. Contenere la storia delle traversate. I porti delle spezie. Attracchi sottovento. Per capire: quando dici di no, mio amore, disegni angoli acuti: come il terrore che fa una casa vuota. I giorni difficili sono passi sul pavimento. I passi taglienti sul pavimento luminoso.

D’altra parte la prospettiva stanca. Mette in riga il pensiero e lo indispone. Io invece ho questa casa dopo moltissimo tempo. Sono un folletto e prendo decisioni per due. Non ho tempo per altro. Penso di restare perché sono incantato dalla perdita di prospettiva. Il mio amore per la casa è una proiezione d’amore. Il progetto è comune.

E’ che una casa d’angolo ti inchioda agli occhi di lei. Viene la luce da ogni lato. Non c’è tempo per altro che per lasciarsi abbracciare. Gli angoli mi appaiono come la prua delle corazzate senza munizioni. E poi, quando ti siedi di fronte a me, mi pare che tu sia Matisse sulla sua poltrona, che disegna linee di donne. Il colore in cima all’asta dei saltatori.

Qui ho capito bene l’orrore implicito nel progettare chiese. Una chiesa piega lo spazio, lo avvalla con perfidia. Ha l’estetica delle decisioni irrevocabili. Le chiese hanno un peso insostenibile. Ci precipitano. Sono a tal punto prive di grazia di dio – da aver bisogno che gli artisti permettano alla luce di entrare, disponendo vetri colorati secondo umanità.

Io, qui, mi appiattisco al passato di un attimo fa. L’invasione di luce, nella casa d’angolo, mi mostra l’importanza delle costruzioni. Le linee della scrittura sui fogli senza spessore, il disegno, i progetti negli ideogrammi. La flotta leggera delle api. Il loro lavoro senza peso, che diventa miele. L’assenza di te, non prestabilita, è l’arte di Matisse.

I vetri colorati della mia finestra sono la fine della paura.


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