Blu oltremare: onda evoluzionista

11 Febbraio 2017 Lascia il tuo commento

Ciò che sono è un nome. Mi invento l’etimologia. Nome. Numen. Divinità. Persona. Sacralità della persona. Non nominare certi nomi invano. Cosa è invano, a questo proposito, cerco.

“Non vanificare il nome. Non polverizziamo con dichiarazioni fasulle, tipo >amoreamoreamore< la frontiera del senso. Aspetta… aspetta!”

Ho lasciato risuonare definizioni come genio, scoperta, finalmente, vittoria, sapere. Ogni volta sulla spiaggia onde che bagnavano e si ritiravano ma non tingevano, non lasciavano traccia. Non erano come uomini e donne  con merce di civiltà oltremarine.

È restato invece il blu sulla tela antica. “Un tubetto di quell’azzurro scuro là, si… quello!…grazie“. Dodici anni. E andare via con i cilindri di alluminio dei colori a olio nelle tasche: fuori un aria piena e schiere di pittori in giacca ampia su colline al vento.

Mani già nodose come poi ora a settant’anni o quasi. Nomi per strada. Borghi che agli incroci delle stradine hanno divinità locali.

Un’urbanistica politeista: ecco cosa traversai. Ancora traverso le medesime vicende. Nessuna storia. Mi evolvo qua da sempre.

‘Sempre‘ comincia nel 1976 quando conobbi Massimo Fagioli: lui che è diventato quarant’anni con le dita colorate di un’onda blu. Il resto non ha influito gran che.

 


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