barbie

11 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

venerdì, 11 febbraio 2011

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Barbie

Ti scriverò sotto finto nome. Per sottolineare certe tue delizie. Come giri lo sguardo. Bisogna prepararti una scenografia. Con tutte le migliori maestranze. Tintoretto alla fotografia. Antonioni alle luci. Leonardo assistente all’azzurro. Michelangelo ai costumi. Tina e Frida ai dialoghi diurni. Io direttore di produzione. I tuoi amori… ? Registi!!

Ci vorrà un segretario alle distrazioni. Una femminista alla fasciatura delle caviglie. Un servo di scena che lucidi il marmo dei palazzi. Una Fata del Vetro per gli specchi dei camerini. Un dattilografo per la continua progressiva stesura della carta dei tuoi diritti. Un tragediografo per le ordinazioni.

Ti si vedrà apparire all’angolo di un grattacielo di cristallo, nella prima finzione. Al cielo un filo di rosso. Per alludere a ulteriori peccati. Gireremo la scena delle offese, degli uragani di polline, delle inondazioni, mentre dormi nel camerino. Perché tu non debba stancarti di noi.

Dovremo ripensare tutto in tua presenza, prometterti di essere peggiori -risultando credibili. Girare il tuo disappunto distratto. Rifare. In piena luce il tuo stordimento per il ragazzo dei croissant. Il coro sottolineerà la storia dei rossetti. Astronomi inappuntabili alla tavola delle colazioni.

Tu! Naturalmente! Tu avrai un poeta per amministrare ogni ritardo. E un orafo per impedire eventuali puntualità. Basterà ostacolarti con collane. Ai piaceri Caravaggio! Conosce i – più di mille – toni del nero. Come te non volle scoprire mai la bontà a buon mercato. E’ carnale, e grida.

Ti risparmio i comici. Sono molli. Come avrai saputo – quel che è peggio – è che non sanno fotografare. Sono rabbiosi e pigri. Una ninfomane in camerino basterà a sorridere. Il mondo – intorno al se t- sarà affidato al fotografo di Che Guevara: per tenere il vento, alla forza e direzione indispensabili. Alle nuvole un sarto di vele.

Dovrai trovarti da sola la spazzola per i capelli. Il calibro della fibra è tanto sottile che da noi non c’è niente di simile. Un cardinale in ginocchio alle tue offese. Un profeta per promettere a tutti lo spreco del nudo. Un fisico delle particelle al trucco, alle ciprie, ai fondotinta. Giotto alle matite per gli occhi.

Del copione resteranno solo le pretese. La pellicola, mai esposta, si sarà fatta da sola. Il film renderà luminosa l’idea originale di te tra le spade. Un successo di pubblico. Ti scriverò, negli anni, fiumi di inchiostro, come si dice. Accetterò che eri più di una serie di parole. Che nel girare il capo mi avevi cambiato

Non è una grande epopea. Lo scricchiolio della mia sicurezza non va in scena. Se non certe mattine – felici – di chiarodiluce e caffè. Vale a dire buongiorno!


dolcevita
radio londra

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