bandiere rosse per soprabito

6 Ottobre 2013 Lascia il tuo commento

domenica, 6 ottobre 2013

citywash def

“Bandiere Rosse Per Soprabito”(©claudiobadii) QUADERNI&OPERAPRIMA

Il pensiero del medico indaga la funzione. L’origine materiale della vita mentale viene figurata come ‘residenza’ del pensiero nella materia fino a quando coniare altre parole adatte. Il pensiero implica cambiamenti della forma neuronale. Il pensiero consiste nella crescita o decrescita di spine sinaptiche. Il pensiero è la propria funzione. Il pensiero non è -neppure agli estremi- pensiero di sé. Semmai fulgore fisico di tuoni, rintocchi, campanelli, chiacchiericci, scivolosi angoli, sincretismi, vicinanze, intimità di una folla stipata: un momento prima dell’imbarco. Il pensare ha qualità primariamente fisiche. Ontologicamente privo di finalità origina come estremità in cima all’oblio. Anche la luce è la propria funzione. Rappresenta il punto in cui si ferma la retorica delle scienze figurative. La parola ‘realtà’ non ospita nient’altro che il proprio suono. Ed esso sarebbe difficile da localizzare da qualche parte. Questo appare ovvio se si vede che l’attività neuro-chimica che lo compone confina con interi altri sistemi. A lungo teniamo la bocca chiusa se si hanno immagini. La vitalità è prevalenza di fenomeni di inondazione e bonifica. La parola che la esprime ammanta una notte quieta e iniziative incessanti di silenzio nelle quali la vitalità si esprime. Svelando che ‘riflessione’ ‘comprensibilità’ e ‘morale della ragionevolezza’ sono -clinicamente parlando- irrealtà. Escluse tali espressioni allusive la scienza è centro di una festa nuova.

“Sono io, che sto salendo le tue scale.”

La realtà fisica è concepita in entità intangibili che si sostengono esclusivamente su rivoluzionari concetti di ‘relazione’ e ‘proprietà’. Il pensiero è il segnale di un contatore Geiger che dichiara che non c’è abbastanza coesione nella materia per realizzare davvero dei ‘luoghi’. Per cui se non fosse per la quarta dimensione spazio-tempo definita individuata e tratta dall’assurdo all’inizio del Novecento adesso al parlare di realtà fisica tutto precipiterebbe.

“Figurarsi il disastro di essere una farina di atomi nel corteggiarti mentre ti accarezzo!”

Lo spazio è noi e noi così detto è la vibrazione di richiami in aree. Intanto la coscienza scientifica -che non è la razionalità etica- realizza assai meglio del sogno l’irragionevole in camere di preferenze e aspirazioni. In volumi abitativi sottostanti volte e archi. La veglia fantasiosa senza rompere alcuna sintassi sventola radici. Nel panorama post-atomico abiteremo in un fondo seminterrato o nel retro di una stazione abbandonata. Andremo in giro ammantati di bandiere rosse come soprabiti.

-Il tempo è necessario a certi circuiti neurali per raggiungere un certo assetto: sarebbe in sostanza un tempo circuitale insito nei meccanismi cerebrali. Di questo non si può avere ovviamente coscienza, ma potrebbe anche costituire la trama temporale del nostri vivere.- (Le Scienze – ottobre 2013 – ‘Spazio, tempo e cervello’ pag.19)

Il tempo esprime la resistenza della materia al formarsi dell’idea della attesa indispensabile a dare forma alla scoperta. Il pensiero creativo più di tutto tiene lontana la pazzia poiché le durate necessarie allo sviluppo delle ipotesi sono le trame temporali che costruiscono un muro e un balcone sicuro sulla vista sottostante. La vista è su una realtà di oggetto si realizza al riparo della vitalità di una immagine. La figura si può manipolare con una serie di azioni mentali e poi può venire distrutta causando senso di perdita e depressione. L’immagine sono azioni mentali di fisiologia cui sottende la capacità di ‘intendersi’ su una possibilità di trasformazione.

Sono alla lavanderia a gettone per asciugare i panni appena puliti. C’è un sole che tra poco va via perché deve piovere. Lo si vede esaminando la luminescenza delle nuvole a occidente sopra il mare. E quando piove la biancheria e le lenzuola la maglia scura quasi nuova e i maglioni di lei e miei resterebbero umidi e avrebbero poi un odore stantio. Per questo ho voluto venire. Per avere addosso io e lei un buon odore sempre. Sono piccoli movimenti. Ho dei vantaggi e non sento sacrificio. Intere famiglie del tutto distratte nel bar di fronte a casa seminano ulteriori domeniche di briciole di brioche e cappuccini e latte macchiato grigio/bruno e succhi rosati di pesche e the dorati e trasparenti freddi economici di coloranti. Mai amato il brusio borghese che io ricordi. Oppongo il fruscio delle macchine da biancheria e il profumo delle sostanze chimiche di autopulizia e sterilizzazione indispensabili. Stasera sarò ancora abbracciato da questo aroma che mi tiene vicino un universo extracomunitario. Questi mio comunismo di detersivi ipertecnologici.

Una modesta canzoncina salsa cubana bella come sanno fare solo loro bella di niente rimbalza ‘argentina sulle tegole vecchie‘ di quelle teste cattive di padri impomatati e di quelle ragazze invecchiate di astio nei fianchi sempre un poco troppo stretti che rivelano corpi usati come pugnali. La poesia dell’infanzia scolastica ancora oggi si infrange sulle tegole vecchie di una scorticata coazione di rituali domenicali che si vede anche alla cima delle scarpe di certi ragazzini già corrotti dalle vernici antigraffio che valgono una parte cospicua della rata mensile dei concessionari di automobili.

Non ho mai amato niente di questo odore di mense al granturco. Mai amato niente di queste crociere a secco sulle prue delle pasticcerie amore mio. L’affetto che ci tiene ha in comune trascurare la cattiveria cretina di certe mentalità delle undici di domenica.

Ti porto insieme nelle aree piene. Compongo io la materia come vedo. Non ti faccio promesse per domani e di protezione. Sono io la promessa e tu l’eterno presente.  Le parole che prima non c’erano sono manifestazioni variabili di una certa forza di legame della materia cerebrale che spruzza in aria i nostri capelli dal cranio. Ti amo come dicono i miei capelli in aria. Sottomesso alla passione come al vento all’elettricità del clima da giudizio universale di stamani. Svegliarsi nel calore si oppone alle maledizioni di un inferno in arrivo che sempre qualcuno fa.

Siccome è da un poco che scrivo nell’angolo della lavanderia a gettone sono diventato tutt’uno con lo sguardo stupito di una signora di età e provenienza per me inimmaginabili. Lei misura osservandomi scrivere quanto potrebbe mancare al suo turno di asciugatura della macchina grande da mezz’ora temperatura media….

Quando vado via capisco che ‘questo’ tempo resterà sempre legato a quello sguardo che mi stava addosso come una bandiera rossa perché ho scoperto che la signora non era che una cicogna rivoluzionaria silenziosa che mi ha offerto riparo da questa domenica. Confesso che la mia ricerca si svolge al suo apice dentro le lavanderie a gettone e nei supermercati semideserti delle una di domenica. Per cui il nesso umoristico è che la risposta sicura e quieta all’impaccio di molti che vengono a cercare le elevate nebbie della saggezza riposa -a loro insaputa- sulla densità dell’aroma dei detersivi industriali. Le mie parole si sono affinate carezzando le spine molecolari degli antisettici del city wash.

“Il tempo è necessario a certi circuiti neurali per raggiungere un certo assetto: sarebbe in sostanza un tempo circuitale insito nei meccanismi cerebrali. Di questo non si può avere ovviamente coscienza, ma potrebbe anche costituire la trama temporale del nostri vivere.”(Le Scienze – ottobre 2013 – ‘Spazio, tempo e cervello’ pag.19)

Ho impiegato -mi rendo conto adesso- tutto il mio tempo per il coraggio dell’espressione e questa è la trama temporale del mio vivere cioè tutto insieme la mia vita. Felice domenica cicogna rivoluzionaria. Decollando sulla pista del marciapiede tutto è ancora tempo di meraviglie. Le rivolgo soltanto un ” Arrivederci, buongiorno…” come niente fosse. Ma è assai diverso da ‘niente’ quello che so essere vero in questi tempi.


mille e una notte
chi donna non è nato

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