babyC.

15 Febbraio 2011 Lascia il tuo commento

martedì, 15 febbraio 2011

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BabyC

La tenerezza della testardaggine. Le contusioni, il maglione azzurro, il risveglio precoce che piove ancora e c’è tempo per riaddormentarsi… Girare il cuscino dal lato più fresco, stendere il braccio fuori dal letto, fregarsene come ad aver ragione, sfiorare l’arco dolente del torace.

Il dolore che ricompone il conflitto e porta diritto al campo delle bisce, alle fionde, alle rane, alla vita dolce delle api e dei fichi. E dunque il tesoro di avere un corpo improvvisamente generoso di tutto, che diventa fotografia e pensiero, compattezza della febbre leggera.

Ripercorro lo svolgersi della capriola sull’asfalto, che nel sogno era la prateria, i cavalieri feriti, ma vivi e gloriosi al fiume. Il ciclo carolingio. Hanno incoronato il ragazzo non vedente, di bellezza mai vista, che non teme il buio oltre i margini del taglio e guarda sempre diritto in viso agli altri.

Sognare – cioè essere certi – del diritto all’abbraccio d’amore di damigelle accaldate, arrivate sbucando dalla camera della regina, mani alle guance. L’eccitazione del sesso si accende proprio sul gonfiore dolorante: una infrazione colpevole alle regole della castità della convalescenza.

Nel museo della notte sapere della grotta fresca delle ninfe per rievocare l’innocenza e le mani buone ma non caritatevoli. Farsi il caffè zoppicando: allegramente. Non importa se ‘poteva andar meglio’. Tanto tornano le immagini che fanno la costruzione del paese d’acqua e cioccolata.

Si mette in gioco il linguaggio per fare la lotta al rischio di diventare peggiori, a partire dalla tenue traccia notturna del proprio nome. E domani, zoppicando, vado a cercare un sorriso da fotografare, un talismano di semplicità, che è sempre così difficile da accontentare.

Il giorno è tra non molto, tendo trappole facili, trappole da aurora. Lascio cadere analgesici a terra per ritrovare la strada di domani. Poi Gulda suona Mozart: e non si dorme più per adesso. Il tono maggiore accoglie come un mantello di fortuna la mia pigra immaginazione.

I momenti della forma sonata sono una delle più sfrontate creazioni della storia del genere umano: così racconta la costola contusa: io l’amo! Al suono la parte più recente della corteccia è scorza d’albero: realizza non tanto il rigido controllo ma la modulazione: liquirizia e miele.

La corteccia, la notte, fa scienza nell’insonnia, evitando l’irrequietezza. Domani ritraccia la competenza del sogno. Nel sonno culla, ad onde, il bianco. Mi lascia scrivere e soprattutto se non c’è niente da dire e specialmente se non ha senso: perché la scrittura è una scandalosa offesa.

Cioè e’ comunque una scandalosa offesa, una irridente risata contro tramonti e dolci colline, è la fatica nera di amare scorrettamente. Scrittura è una città e puoi camminarci dentro e qualcuno apre la porta e l’amore si consuma nell’ora del tè ed è una liturgia profumata.

Letteratura è l’interno parigino pubblicato da BabycC. come esempio avvolgente di scrittura: passi di sconosciuti risuonano piovendo le scale. Oh scrivere un libro delle foto di BabyC. Ma si sciuperebbe la chiarezza del fondo dal quale lei ‘agisce’. Scrivere è non farlo, talvolta!!

Quello che si può accennare è che lei scardina restando alla macchina, alla testa del treno, al carbone. Lieve quanto si vuole è forza ciò che getta in aria tra N.Y. e Parigi. Si sperimenterà qualcosa di simile in corsa sull’argine, bicicletta ai polsi, digiuni, pronti a evitare rami bassi, e deve esserci vento.

Si ottiene un impronta del suo profilo componendo le rotte: le scie di voli transoceanici, che tagliano ad angolo acuto la costa tirrenica. La notte ha incrociato un giro di scale, la musica e una costola dolorante. Dall’inciampo: uva pane aspirina allegria e la passione. Invadente.

Se serviva dormire avremmo dormito: non letto pensato amato le cose che nascevano – nel buio della realtà biologica – alla luce della lampada sul comodino alla sinistra.


Hotel Borg
dolcevita

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