auguri

1 Gennaio 2020 1 Commento

Bisogna poter valutare l’altro. Essere più umili nell’accertamento che l’altro può non essere ‘buono’. Voler essere tanto buoni da accettare tutti… a me pare l’orgoglio di una falsa umiltà.

Dato che la malattia ammala, non sono d’accordo con una acritica dedizione ad ogni altro. Sarà perché mi viene sempre in mente chi aggredisce nascondendosi dietro le stesse azioni che determinano il danno: l’ASSENZA e il SILENZIO.

Da qui la motivazione, confusa ma non mai contenibile per me, a oppormi ingenuamente: però attraverso una ricerca costante e  testarda, cioè non ingenua, almeno nelle intenzioni metodologiche.

Nel chiedere perdono, perché altro non ho saputo fare, abbraccio con affetto augurale gli eventuali malcapitati e incauti lettori.

Viene già la sera del primo giorno. Bisogna tornare a studiare.

Al mio amore, che mi chiede ‘che fai’ rivolgo come sempre il volto pieno di voglie di ragazzino. ‘Vedi’, le dico, ‘eccomi a coniugare, con antico metodo, il traguardo e la partenza. A dedicarti il tempo quando diventa materia dei pensieri. A dirti, e a dire a me stesso, che parlare a causa di un amore è ricerca essenziale di un linguaggio di nuovo possibile..’

Non smetterò più di amarla. La serie di ore nuove smuove il mare del tempo. Ne colgo il respiro sulla riva che culmina in cima alle scale ammantate di tutte quelle eterne richieste di tanti da sempre. E su questa soglia, oggi, di nuovo, batte una poesia. Quaranta anni fa inaugurava la prima mia proposizione durante uno scontro ‘accademico’ ed umano. La assumo di nuovo adesso, per la seconda volta, come un neonato bastardo, non voluto con sè da chi lo mise al mondo, ma tuttavia offerto all’intelligenza di mani eventualmente innamorate.

Leggo con la commozione di allora queste eterne pretese e mi fa compagnia sapere di non essere mai stato solo perché riuscivo  studiando a evitare la presunzione di essere ‘il solo’: conobbi bellissimi altri che sempre, prima, e dopo, e tutti migliori di me, insieme, simultaneamente, operavano in questo senso.

LA BONTÀ
Induriamo la bontà, amici. È benefica anch’essa la coltellata che fa saltare la roditura e i vermi; benefica è anche la fiamma che s’accende nei boschi perché solchino la terra i buoni aratri. Induriamo la nostra bontà, amici. Ormai non c’è pusillanime dagli occhi annacquati e dalle blande parole, ormai non c’è cretino di nascoste intenzioni e gesto condiscendente che non porti la bontà, da voi concessa, come una porta chiusa a qualsiasi penetrazione del nostro esame. Vedete che abbiamo bisogno che siano chiamati buoni quelli dal cuore retto, chi non si è piegato e i sottomessi. Vedete che la parola sta diventando accogliente per le più vili complicità e confessate che la bontà delle vostre parole è stata sempre — o quasi sempre — bugiarda. Qualche volta bisogna smetterla di mentire poiché, in fin dei conti, dipendiamo soltanto da noi stessi e ci stiamo sempre pentendo da soli della nostra falsità vivendo così rinchiusi in noi stessi fra le pareti della nostra astuta stupidità. I buoni saranno quelli che riusciranno a liberarsi al più presto di questa menzogna paurosa e che sapranno dire la loro bontà indurita contro tutto ciò che lo meriti. Bontà che va, non con qualcuno, ma contro qualcuno. Bontà che non scocci né lecchi, ma che sbudelli e combatta perché è l’arma stessa della vita. E soltanto così saranno chiamati buoni quelli dal cuore retto, chi non si è piegato, chi non si è sottomesso, i migliori. Essi rivendicheranno la bontà marcia per tanta bassezza, saranno il braccio della vita e i ricchi di spirito. E loro, soltanto loro, sarà il regno della terra.”(*)
Auguri.

(*) (Pablo Neruda – in “Per nascere son nato”- 1978)


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1 commento

  • Anna says:

    Auguri per l’ancora di tempo che avremo, noi che non abbiamo più un’età, poiché la nostra età cambia ogni giorno con la sapienza che siamo capaci di raccogliere lungo il cammino.
    Con affetto

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