assoluto quotidiano (numero 2)

11 Dicembre 2019 Lascia il tuo commento

Aspra dolcezza in abito da sposa vengo a sposarti con te stesso. Sono la sposa esperta di matrimoni che viene a sposarti alla tua solitudine tua sposa agognata. Mi muoverò attorno a te con le informazioni di cui avrai bisogno nella vita che viene.

“Un amore per essere assoluto deve essere quotidiano…”

ti dico…

“…lascia stare le grandi promesse, ti assicuro che l’amore per essere assoluto deve sposarsi al pensiero… e il pensiero dell’amata! lo senti come insiste inquieto caparbio presente..?!”

Ti rimbocco una manica, allontano un ciuffo dagli occhi. E aggiungo in lacrime*

“…fai che il tuo amore non consista mai nell’educarla a fare a meno di te.”

E poi, col tono precedente,

“…il tuo pensiero… il pensiero..”

dico

“…non vedi tu stesso che il pensiero non smette, che non smette mai e dunque non smette assolutamente mai e così il tuo pensiero – che non vuol finire di gettarlesi in grembo curioso assillante sudato come un esploratore che risale una foresta fino alle sua sorgenti arboree – è l’assoluta presente dell’amore?“

e aggiungo

“Non sei dunque d’accordo che il tuo pensiero di lei assoluto… come il pensiero di lei per te sempre assolutamente in azione, trasformino  l’assoluto filosofico nella pratica della sua mano predatoria, delicata, piena di grazia, che non vuol morire, e esplode lievi respiri sempre/e/mai ultimi, lasciando vagare l’indice sul dorso della tua mano gemella della sua sul piano del tavolo… così che alla fine l’assoluto diventa quei boli d’aria vorticosa in gola e non più parole e concetto?

E bella com’è la donna che immagino per te, tanto bella che potrei amare anche lei, quel ‘fantasma’ delle mie più violente aspettative che rimugino ogni giorno – prende il comando del discorso e aggiunge, arredandoti la stanza del sogno coi soffi d’aria temperata che entra dalla finestra

“il sentimento che vi lega è un quotidiano misurare la distanza variabile tra le navi in mare aperto che voi siete”.

Le sirene devono avermi sentita. Il tecnico del suono ha registrato una frase. Un breve colpo al pedale del loop e, in mente, torna tutto il tempo passato… 

“….fai che il tuo amore non consista mai nell’educarla a fare a meno di te…”

(*) le lacrime definiscono il tono tragico dell’esperienza della scrittura di cui sono ‘colpevole’ senza esserne, in verità, ‘responsabile’… e lo chiamo ‘amore’ perché gli somiglia in maniera inquietante! 


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fingere d’essere l’uomo di una foto, e non scordare te neanche in quel caso...
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