aspettare

8 Agosto 2017

martedì 08 agosto 2017

Scafi filanti di catamarani a remi inaffondabili mezzi di gioia e di soccorso quando la gioia rischiava di naufragare. Marzo sono nuvole di vernice dell’anno precedente spolverata in aria con la carta vetrata. Quando la mano filava sul legno senza ferirsi si colorava con la vernice nuova. Maggio è un varo solitario: scafi in acqua senza attrito.

Questa sinestesia lega per sempre in me vernici e profumo di aria salmastra e la sensazione tattile del legno e la luce nell’insenatura della costa. Quella falce lucente di mare ad ogni risveglio miete ancora adesso l’oscurità del sonno e dopo l’ambra del pensiero si diffonde sul giorno.

Il barchino di salvataggio di vernice rossa deposto sulla sabbia -tre anni di un ragazzino che guarda il filo dell’orizzonte- mi consente di non negare quanto ho soltanto intuito della scoperta della nascita umana.(*)

Essa è un’ermeneutica che cuce i lembi della vita vigile, l’alba col tramonto, perché permette la comprensione dei sogni che sono tutti diversi ogni giorno per ogni bambino e donna e uomo sulla terra.

La giornata del ragazzino passava furtiva tra le maglie di luce. A sera lo scafo rosso vivo -ultima traccia di coscienza- restava a fare la guardia mentre scivolava nel buio del sonno. Ora mentre scrivo mi immagino come ci fossero frontiere e sentinelle sul confine.

La teoria della nascita è anche scienza medica: consente la sparizione della coscienza nel sonno senza temere il nulla nella scomparsa delle figure. Tra sonno e sogno resta il filo rosso della vitalità. Coscienza vigile e coscienza nel sogno vengono trasformati da puri accidenti biologici in precise facoltà psichiche.

La ricamatrice cuce lo strappo delle separazioni impossibili con il mutismo che tiene ferma la morte ribelle. In silenzio, ora che non ci sei, spingo via le precoci conclusioni. È questo, aspettare.

(*) “Istinto di Morte e Conoscenza” -M. Fagioli – L’Asino d’Oro Edizioni – ultima edizione 2017.


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