Ascolto e generazione

9 Luglio 2017 Lascia il tuo commento

Nessuna relazione funziona se non ci si ascolta. Detto questo non è possibile definire o completare l’espressione, della parola ascoltare. Un discorso impetuoso si genera riguardo a quella posizione di uno che non compie nessuna azione verso l’esterno. Tanto più impetuoso ascolta chi svela esclusivamente attraverso una ferma postura il moto del mare pensieroso a me rivolto. In quei frangenti ritrovo le passeggiate senza fine sulla costa, lo sguardo obliquo tra l’orizzonte e la spiaggia a nord ovest, tra la mia casa e il futuro, che non si raggiungerà mai.

Solo chi ascolta genera la nostalgia di un domani possibile. Anche ora – con la tovaglia di lino della vita appena increspata sugli angoli del tavolo a indicare i futuri inevitabili precipizi – anche adesso chi ascolta determina in me un benessere per cui smetto di contare e misuro – quel tempo e quella costituzione materiale di donna che mi ‘mancano’ – secondo la fisica della natura reciproca degli elementi componenti la realtà del pensiero.

Lo spazio dove mi trovo a vivere è il presente che delimita il tempo necessario a percorrerlo e pensare è una piazza da coprire di passi.

Si leva da questa piazza dove cammino il filo ritorto di parole che traversano il mare.

Tu sei in me pensata che mi ascolti. La biologia del mio pensiero pensa te biologia generosa che tutto permette delle mie invenzioni.

Questi rimandi nella relazione sono rami arcuati di una capanna dove riposo filtrando appena la luce e il buio subito oltre me.

 


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