affresco evanescente d’una singola ora

12 Febbraio 2020 Lascia il tuo commento

Dunque stamani leggevamo oroscopi. In realtà avevamo scoperto un continente ancora. Chi si aspettava che tutta la passione di un anno scivolasse sulla costa amazzonica delle previsioni astrologiche?!!!

Sotto l’influenza psico-erotica di costellazioni benigne e beffarde, un sensitivo avrebbe saputo apprezzare noi due inginocchiati davanti all’altare grande delle otto: il giorno di fronte è il sole che ci tinge la faccia: la vita passata è un mantello regale, un’ombra lunga alle spalle (lunga quanto la navata centrale) ma, in realtà, la coda del diavolo che, dal buio della porta chiusa contro la luce esterna, indica l’inferno buio della distanza da cui tutti, prima d’incontrare l’amore che c’è assegnato in sorte, veniamo via.

E che luce dalle vetrate degli archi acuti: fasci di resine luminifere tali e quali quelle che, ogni inverno, noi adagiamo -in forma di rami fini- nel letto del camino grande per favorire l’accensione dei tronchi santi che, poi, docili, si sacrificano al fuoco.

Nella nostra mente crepitavano pensieri ardenti. I nostri sguardi hanno appiccato tutto intorno fiamme purificatrici: più estenuanti delle acque che abbiamo sperimentato fino a qua. 

La fede reciproca, in amore, ha un timbro fondo. È un sentimento statutario. Ha valore di legge. Esclude la relatività dei confronti.

Dirsi buongiorno è una liturgia non riformabile. Si celebra sulle rive del traffico mattutino.

Stamattina la predizione si è impressa su una tela di polvere di legno e cemento. Pasta di luce e sguardi ombrosi. 

Io, adesso, ne graffio l’affresco a memoria: non più che la traccia evanescente d’una singola ora. In conclusione devo decifrare il sentimento condiviso.

Mi pare, dunque, che la lettura dei comandi planetari ci abbia assegnato d’essere impavidi di fronte ai più stravaganti destini e di non ribellarci più, poiché troppi segni convergono e implorano che sarebbe andare contro la sorte.


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