adozioni

22 Novembre 2019 Lascia il tuo commento

C’è una intelligenza che non ci causa più l’infelicità dei pochi emarginati. Una intelligenza che va alla guerra perché alla fine, non fosse che a causa della noia stessa, si diventa ribelli poi insofferenti e per ultimo rivoluzionari maturi. Un’intelligenza cosmica tutt’altro che adolescente.

Cellule staminali contro la malignità. Si va. La tua mano che mi carezza porta il grigio vivo dei muri di calce di storiche capitali divise. Eroi anonimi e incoscienti a baciarsi aspiranti alla perfezione in ampi maglioni.

La spinta d’amore è interamente nelle mani che accarezzano i volti, mani che consolano, che accolgono la commozione come coppe di vino, o conche d’acqua di fiume, o alvei tecnologici di un radiotelescopio. Come nidi, come lamine eccitate di un contatore di radiazioni. Come grandi vasche sotto le montagne che contano i transiti di particelle di passione cosmica di inestimabile rarità.

L’intelligenza ha baci risolutori: prede guizzanti nell’indaco elettrico delle quattro di sera.

L’anima innamorata è una città divisa al centro del mondo. È il cuore degli uguali. Superato tutto quello che c’era da superare – filosofia e cosmologia e matematica e scienza dell’atomo- la città in questione si rivela per tutto il tempo che dura un bacio ad occhi chiusi sotto la luce di un tramonto maestoso che scende da un abbaiano che si apre al paradiso da un tetto vecchio.

E siamo al cuore, al nocciolo duro della dolcezza. A qualcosa di inedito che è spuntato tra noi. È, probabilmente, quella fogliolina della pianta del tè – che sognavi – di cui la polizia ferroviaria – nel sogno – segnalava alla centrale la presenza. Era cresciuta, ricordi? nelle crepe del cemento della U-Bahn berlinese. 

Dunque, il seme di una pianta siamo stati. E in differenti sogni sistemammo giacche imbiancate di calcina al centro di una stanza. Di certo altre parole appassionate restarono fango secco rosso. Artisti siamo stati, anche. E la febbrile inclinazione ad esagerare, prematura rispetto al coraggio, venne incorniciata e rifiutata e pensata impossibile.

Ma oggi i semi di fango e di calcina diventano foglioline numerose. Oggj siamo alberi. Siamo disegni di volti fatti di rami. Siamo nidi d’aquile intrecciati con fibre di un moderno sentire. Siamo la passione rapace che si era salvata grazie ad un processo di essiccazione e che vola. 

Cielo indaco elettrico. Sotto il cielo un pavimento di tetti. Nel nostro tetto una finestrella aperta. L’indaco cola giù.

La rivoluzione adotta i propri figli. Li individua. Li nomina. Ne pronuncia il nome. La rivoluzione dice:

“Il mio amore sei tu.”

Poi più niente.


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