a chi parliamo?

5 Febbraio 2021 Lascia il tuo commento

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neve

(collezione privata)

 

 

Ai molti che indagano inutilmente regalo la pazienza di una anticipata risoluzione.


Mi sono opposto al furioso correre del tempo con una intuitiva ricerca di differenti bellezze locali. Non elusive metafore di sole e di mare compresi tra questa strada e la spiaggia. Si tratta di vaghe bellezze in persona.

 

Questo è stato perché dovevo smettere di patire il peso del disvalore proprio degli scrupoli di colpa.

 

Ho voluto il benessere. E so che questa volontà è colpevole e ci si aspetta che si debba implorarne il perdono con la resa della rassegnazione al visibile.

 

Mi sono occupato del non dicibile. Dell’impossibilità di disegnare il volto commosso e stralunato di chi, a propria volta, patisce di non saper esprimere l’eccesso di senso che accompagna una vita da innamorati.

 

La tolleranza, tacita, di questo non-saper-dire quel di più, ha consentito l’idea che nessuna vita individuale può voler assurgere a storia durante il proprio svolgersi.

 

L’amore, dal suo canto, è esclusivamente presenza: che non si svolge neanche e resta esaudita, in maniera esclusiva, nella pienezza intuitiva del suo insistente ri-nascere.

 

Ne risulta che, ciò che di quel di più d’amore si sa scrivere, non è una narrazione compiuta, ma un inoltrarsi nel panorama di una visione: che non tiene in particolare conto nessuno dei tanti piani del proprio svolgimento.

 

Non si avvale di concessioni alla pittura di figure di somiglianza e di allusioni alle peculiarità dei singoli protagonisti.

 

Diciamo che: “…. noi mettevamo giù, in strati di colore successivi, la nostra, se vi fu, intelligenza dei tempi.”

 

Conclusione. Nero su bianco.

 

Una vita è storia soltanto alla fine. Quando il tempo risuona nel balenare di sguardi incrociati di uno tra le braccia dell’altra.

 

Fà che sia quella giusta.


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due storie in una
l’amore è il pigreco dopo la virgola

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