i fotografi che dipingono

23 Novembre 2012 Lascia il tuo commento

 Chiunque Tu Sia

Era questo spigolo rotondo di universo allora. Allora era questa prospettiva. Ti mando la figura sul fondo scuro. Le onde fuggitive. La genealogia del cosmo. Un frammento di materia che ne illumina un altro a grande distanza di tempo. Il limite negli eventi è l’insuperabilità dei trecentomila chilometri al secondo. Dunque la finitezza delle cose in quanto ‘reali’ è pensabile sul piano di una relazione, durante i loro spostamenti, con un sistema di riferimento. La realtà è variabile ma comunque limitata. La discrezione degli ‘oggetti’ risiede nel fatto che -oltre i trecentomila chilometri al secondo- la massa si annulla. La massa si annulla decadendo sotto la misura del punto inesteso immaginario e finisce. Non diventa approssimativamente esistente, non diventa ‘infinita’, assumendo sospiro, drammaturgia e tragedia. Essa semplicemente è diventata (s-diventata), per quanto ci riguarda, secondo i termini di certe equazioni, non più pensabile. Essa è sparita. Non è più che pensiero di quanto c’era e non c’è più. E’ esattamente il pensiero di quanto certissimamente c’era e che, a queste nuove condizioni, (che definiamo le condizioni della relazione spazio/tempo che superano la misura di 300-000 chilometri/secondo) non può più esserci. Il non potere è dittatura scientifica e non è proibizione etica. Non può più esserci il pensiero della sua possibilità di esistenza: tuttavia, appunto, purché sia esatto che essa non c’è più, essa non si è neanche trasformata. Perché il pensiero non è che essa sia divenuta irrealtà o ente immateriale (sarebbe spirito). Il pensiero (la teoria) è semplicemente che ora, dalla sua sparizione, si è originato un pensiero differente. Il pensiero di sapere che c’era. Questa attività mentale – realtà specifica del pensiero umano, di fare di quanto c’era quanto non c’è più- viene detta ‘fantasia’. L’amore: era questo spigolo rotondo sospeso. Si sa: i fotografi dipingono. L’amore: la luce viene da un luogo che è lontano perché è molto tempo fa. Coesistendo nella mente il presente con il perdurante sapere, diciamo tempo per dire distanza (anche viceversa). Ne deriva che l’amore romantico è azione limpida di comprensione, e le mie dichiarazioni -che illusoriamente scambi per dedizione assoluta a te sola- sono il segno della critica estetica: compassione spietata per la ‘buona novella’ che la massa è dentro la sapienza condivisa di un rapporto tra distanza e durata. Esse sono nella mente come conoscenza e presente. La formula matematica mette insieme massa energia e velocità. Gli occhi alla figura di un bosco di castagni dalla cui cupola verde sbucano tre guglie di un unico tetto, il mento sulla mano, il gomito che poggia sul ginocchio: un uomo incantato è seduto sulla soglia a osservare il tempo nella percezione di figura di corpi contro il cielo. Così il primo (*) dette origine al tempo contemporaneamente al generarsi e al trascorrere dei propri convincimenti. Delle sue segrete domande. Oggi è la materia luminosa di miliardi di anni fa che cola sulle masse architettoniche della città. La materia illumina la materia. Presente e sapere sono grattacieli. Vedi sfuggire la prospettiva tridimensionale nella foto. Io dico che è la luce nei tuoi occhi.
(*) (uomo)

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principio di conservazione del tempo
cinquantacinque anni, cinquantasei, da quando facevo i compiti di prima elementare.

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