violenza della verità

8 Novembre 2017

mercoledì 8 novembre 2017

Il corpo nel sonno è espressione massima di noi. E il non aver nulla da dire e ciò che va scritto.

Va dichiarata l’identità insignificante del soggetto. Chiarito che i segni della scrittura sono i riflessi grafici di una funzione mentale che sostiene il pensiero ma non è pensiero.

Per cui il testo è un’ombra irrilevante di architetture viscerali.

In luci sottratte, nell’invisibile patina degli schermi cinematografici, si muovono gli attori scompigliando in continuazione i vuoti scenici, le ombre che attraggono la malizia e il pudore di tutti quelli che accorrono alle rappresentazioni.

Tutta la cultura è pensiero umano che ha un’unica preoccupazione: abolire le gli indizi della propria natura esclusivamente fisica.

Ogni benedizione è tuttavia esclusivamente nella modulazione della voce che pronuncia un nome. Proprio come il pensiero ha il compito essenziale di rivelare il suono bello o brutto delle cose che si muovono.

Diciamo parole d’amore all’orecchio dell’amato che declinano in un brusio che poi diventa solo respiro ed è così che ci addormentiamo: vicini irresponsabili e ingrati.

Nel sonno restiamo affidati all’addizione di frammenti di coscienza sparsi per l’occasione in una memoria di miliardi di singole cellule.

A partire da questa certezza, che ogni mattina si determina una ricostituzione di noi a partire da quei da frammenti senza senso, cerco cose insignificanti e frammentarie, simili ai frammenti costituenti la terra del sonno profondo.

In più so che, se sarà abbastanza insignificante una cosa potrà essere una buona ultima cosa perché priva di ogni verità e non avrà, della pretesa del vero, la natura violenta.

Mi aspetto che tu possa vedermi, tra l’erba, rosso di vergogna e di spudorata curiosità di te.


esperienza della realtà
domenica pomeriggio

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