Traslochi

26 Marzo 2012 Lascia il tuo commento

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Non so se possa tranquillizzarci pensare all’inutilità della conoscenza dell’organizzazione fisica della materia al fine di indagare, eventualmente, il pensiero. Il poco e tanto studio portano lontano e poi vicino il sentimento di allegria della visione meno e più esatta. Alla felicità trascurabile dei diversi gradi di conoscenza, si legano stati psicologici differenti. Che relazione c’è tra noi, la nostra gioia, e un miglioramento possibile della confidenza tra pensiero e mondo? Tra attività del pensiero e notorietà scientifiche sul funzionamento della realtà esterna globale? Studiando a sufficienza si esplorano le risposte. Si attraversano campi di battaglie concluse: ma in genere soltanto ripassiamo esiti storici noti di strategie transitoriamente vincenti.
Se ti scrivo, invece, è perché non so come fare. Perché questo campo nuovo non l’ho traversato mai.

Quando dissi il mio lavoro aggiunsi che non è una filosofia ma un metodo. Che dovrebbe servire per procedere senza cercare alcun altra consolazione. Siamo circondati di imbecilli che amano le proprie presunzioni. In più essi pensano di noi esattamente la stessa cosa. D’altra parte, all’opposto, neanche la scienza mette d’accordo gli esseri umani. Ora la lettura è tutt’uno con lo studio. La lettura dei classici. I classici moderni. Che si notano subito e si riconoscono per ampiezza di vedute e per la semplicità con cui, attraverso le parole, arrivano al nocciolo del problema sicché noi respiriamo consolati e sentiamo sciogliersi i nodi ai muscoli del collo e del dorso. Come se mani divine ci snocciolassero la schiena traendone via semi rotondi verdi duri per adagiarci, alla fine, nelle grandi pentole cosmiche insieme ad altri scampati alla tristezza cronica.

Si ha un grande bisogno di riposare su palme di mani operose e di scambiare con altri i risultati attuali delle ricerche in stanze nuove dirimpetto. Le antiche stanze stanno affacciate col florido seno sull’oggi. Voltando loro le spalle con un certo cinismo, costruiamo delle tele senza alcuna figura. Almeno dovremmo. Ecco una stanza piccola da pulire e pienare come un palmo di mano. Un ulteriore riproposizione di un certo metodo nel sospiro di due giorni. Porto i classici nella nuova stanza sul dorso cotto di un antico pavimento pulito. Forse tutto questo succede perché ancora una volta si era perduta una felicità. Le cose troppo tristi ci paiono inconfessabili e poi si alterano nella mente quando ci convinciamo che nessuno capirebbe e restiamo soli senza (certezza di) nessuno.

E poi questa infelicità ha una azione sulla fisica della biologia cerebrale e su meccanismi finissimi che ci precedono e non sono coscienti né mai lo saranno perché la loro costituzione è di essere materia estrema, campi e sfolgorii di onde, e voluminose indiscrezioni logiche di cui non potremo curarci. Sono alla fine funzioni alterate, non è una serie di successioni improprie. Non che si possa appiattirsi su una immagine troppo forte, troppo decisiva: ma devo realizzare la cura e mi sembra che possa essere stata una inconfessabile infelicità il motivo per creare l’immagine della mano umana sulle aree di una stanza differente, con una differente luce, con particolari neanche tutti belli e adatti. Se sia questo il motivo non è un pensiero certo. E infatti mi ripeto che la certezza delle cause di questo movimento si avrà in seguito. Riprenderemo in un modo differente. Forse per un poco non sentiremo niente.

Mi chiedo da un poco cosa accade nella mente e nel comportamento quando siamo in presenza di quanto è stato definito una immagine inconscia non onirica. Che non è che una condizione fisiologica mai presa in considerazione prima. Una modalità che ora viene intuita e proposta attraverso tre parole; un sostantivo cui si riferiscono due aggettivi che si qualificano per opposizione: non cosciente e non onirica. L’azione del pensiero qui viene proposta come resistenza alla caduta e alla precipitazione. Ora la passione quando ti chiesi di scegliere di restare con me mi fa venire in mente che sognavo all’angolo di una strada che non era vero niente. Rifiutavo forse la preponderanza del dolore? Uno che sogna da sveglio è pazzo, ricordo di averti sentito dire.

A meno che sul balcone di fronte le rose siano accese giorno e notte: allora magari si salva.
Adesso sembrava tutto passato. Credevo che non sarebbe venuta l’ora di studiare la fenomenologia per criticare un amore. Eppure devo impegnarmi a mettermi nelle condizioni del da sein, dell’esserci come soggetto e come oggetto. Sapendo il rischio dell’esistenzialismo di Heidegger e Sartre. Ma già, almeno, il pensiero di dover di nuovo riprendere a fare distinzioni è consolante. Certo la comprensione chiara di una differenza tra certe idee filosofiche è relativa a strutturazioni differenti della materia fisica. A stati fisici organizzativi in aree della biologia mentale. Seppure in forma di scrittura non sia più possibile riconoscere con chiarezza analitica la corrispondenza tra mondo e pensiero. Tra l’appassionante ipotesi di noi e il segno delle parole scritte….

Ci sarà altro tempo. La prassi è un metodo non una filosofia. Alla base c’è una idea e una iniziativa e una intenzione cosciente. E alla base della coscienza ci sono le motivazioni sfuggenti della realtà psichica. E poi bisogna accertare che quanto noi definiamo realtà psichica si basa sulle condizioni materiali delle variazioni fluenti e inarrestabili della fisica organica. Sottile e sfuggente quel flusso di variazioni si può indicare per adesso, al meglio, solo attraverso il rischio di realizzare e immediatamente perdere di nuovo l’immagine inconscia non onirica, quel sapere da svegli cose certe che la coscienza non sa comprendere


It’s a Man’s World
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