Stelle cadenti 

13 Marzo 2012 Lascia il tuo commento

 

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Supponiamo di parlare a proposito di distacco e contemplazione poi di vigore e azione e infine di calore e passione. Supponiamo che il legame sia essere capaci di resistere insieme. E di essere d’accordo che nessuno può avere più di quanto sia in grado di amare. Supponiamo che ti dica, in mezzo al campo dove scendono i paracadutisti, che noi siamo il seme e le ali. Che siamo loro. Che siamo liberatori in caduta sulle nostre stesse teste. Supponiamo che sia vero che tutto quello che conta sta dentro. E lo sia, vero, una volta per tutte. Supponiamo che esista una affermazione decisiva che ci tolga la paura. Perché abbiamo pensato chiaramente, come stessimo vedendo un aquilone o una spiga, che la nostra paura sarebbe il loro alimento.
Di non aver paura di lasciarci alle spalle il domani e di vivere di tutto quello che è successo. Che quello che è successo è il grano sicuro che toglie la fame di conoscenza. E non si muore se si ha nella stiva. Che quello che è stato plana su di noi come i semi attaccati ai paracadute vegetali buttati all’aria dal soffio degli innamorati nel campo. Tutto accadeva là, in quell’area per i lanci delle truppe di liberazione. I partigiani cadenti come stelle. Noi a guardare la vita che prende forma di immagine. Quando le figure suscitano il pensiero verbale e il racconto di quel pensiero è una serie di suoni che mi canti per cui alla fine dormo tra le tue bianche braccia. Era nato tutto di lì. Dalla immagine contenuta nel titolo poggiato sopra il libro appena comprato: ‘LE BIANCHE BRACCIA DELLA SIGNORA SORGEDHAL’ di Lars Gustafsson.
Il libro ha nella premessa una frase di Jelena Selin : CRONACHE DA’UN ISOLA: “Non i demoni sono la minaccia ma la massa monotona della vacuità. I demoni si possono combattere, interrogare, sopportare, minacciare con il pugno. La vacuità si nasconde in tutto, come una verità sconfinata quando si smette di sforzarsi di costruire menzogne, quando la festa è finita. La vacuità dimostra di essere la vera natura del mondo platonico delle idee.” Certe volte siamo resi fragili da una crisi appena superata e siamo ancora convalescenti per avercela fatta con molto sforzo. In quei frangenti pare di capire le cose che diciamo di capire, con la stessa chiarezza che se fossero nostri precisi pensieri.


Fondamenti 
Entropia della prigione

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