regnare su di sé

2 Novembre 2019 1 Commento

In amore gli amanti sono regina e re di due singoli regni. Su quella terra di pensieri sconfinati regnano ciascuno da solo e senza consiglieri. Di vita e di morte sanno e decidono. Di parole e silenzi decidono. Decidono senza una corte quanto si debba aspettare ogni volta che è richiesto. Decidono i gradi di dignità. Decidono le strade da prendere. E promulgano leggi. In cielo brilla il sole della solitudine. In terra restano le orme dei convogli che vanno a far scorta di vettovaglie invenzioni e medicine. Gli amanti sono ministri d’una chiesa ciascuno. Fedeli senza criterio. Assolti da sé. Condannati a scoprire che l’amore deve bastarsi perché nessuno, se non loro stessi, può rubarne alcuna parte o guarirne le porzioni malate. Regina e re sono obbligati a prendere il comando di saloni di festa e di coltivazioni a frumento. L’amore è nella mente un elegante solitario operare. 


Himalaya
donne e uomini

1 commento

  • anonimo says:

    La mano nella mano e il procedersi a fianco. Guardandoli ho ricordato ciò che mi incenerì il cuore nell’attimo in cui l’altro si rovesciò all’indietro in me appena gli occhi rinunciarono a vedere; che fu anche ciò che persi non appena smisero di rinunciare.
    Perduto questo (perduta me) torno ogni volta a ricercare il filo elettrico che si strinse al cuore, sapendo di aver perduto per sempre la libertà di scegliere di non appartenere.
    Non so più dire dei miei occhi di allora, non so se fu per incapacità che tradii la promessa di non sapere più di un angolo in penombra: lì si stava in due e altro non era dato sapere né chiedere.
    Poi ogni volta vennero le domande e le ricerche sbagliate, ogni volta mi persi nelle stanze vuote.
    Riuscire a promettere ora le cose senza che nessuno venga a sapere è sopportare quanto continua a mancare: pensarmi anch’io esistente come qualcosa che rese inutili gli occhi, pensarmi esistente come qualcosa che non seppi mai di me né mai saprò.
    Che dolore… dover promettere, proprio in nome dell’amore che gli altri hanno ritrovato, di riuscire a pensarmi certezza d’ombra su un cuore, felicità di gioia senza contorni e non malattia. Che dolore non saper far diventare l’altro ombra sul cuore, essermi sola e nemica, sbattere ogni momento contro i muri aridi di gesso, e non riuscire a sentir chiamare più il mio nome. Solo dolore questo inventarmi la loro felicità senza veleno.
    Le parole che non so trovare portano il freddo in queste giornate e prometterle è l’amore mancato, è rinunciare a ogni ricordo di ciò che sono perché più indietro del ricordo sembra impossibile andare. E il dolore di essere sola a svolgere il compito, mi rende insonne, barcollante, infreddolita e tremante per strada.
    Ho la sensazione di non sopravvivere un attimo ancora: non c’è dignità possibile nell’attesa. Possano smettere di vincere su tutto le lotte sterili di ogni domanda che crea opposizioni: me e te, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, benedizioni e maledizioni. Possa questa morte del cuore farsi spazzar via dalla pietà e dalla tenerezza che mancano. Possa prometterti anch’io il mio amore e la mia bellezza in nome dell’amore e degli abbracci che hai ritrovato. Ora non riesco. Ti porti via la mia pelle rimasta sul tuo cuore.
    >>Questo è il tempo sospeso in cui si resta a pregare di non morire nel mutismo dell’assenza di parole piene d’amore di re e regine

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